Il referendum e il mondo fuori dal Pd

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Pisapia vs De Magistris: due rappresentazioni opposte di come guardare alla prossima consultazione popolare

C’è tutto un mondo fuori dal PD che si sta interrogando sul refederndum costituzionale. Un mondo di opinione, militanza e passione civile che circonda il Partito Democratico e da cui dipenderà buona parte dell’esito del voto. In questi ultimi giorni quel mondo ha avuto due rappresentazioni opposte di come guardare alla prossima consultazione popolare: da una parte la pacata concretezza di Giuliano Pisapia, dall’altra la cortina fumogena di Luigi De Magistris.

Perché quando l’ex Sindaco di Milano, dapprima architetto della stagione dei sindaci arancioni da esterno al Partito Democratico e poi protagonista della rinascita meneghina, si rifiuta di iscriversi al variegato fronte del No e ci ricorda tra l’altro che «questa riforma non è pericolosa e l’ha chiesta il Parlamento, non aumenta i poteri del presidente del consiglio e rafforza il ricorso a leggi di iniziativa popolare» utilizza lo stesso metodo pragmatico che ha ispirato la sua fortunata esperienza da amministratore: guardare ai contenuti invece che agli slogan, rispondere alle paure con soluzioni concrete, rifiutare la tentazione di solleticare l’elettore con la prospettiva di soluzioni tanto facili quanto impraticabili.

De Magistris ha invece scelto una risposta esattamente contraria a quella di Pisapia, pur appartenendo anch’e gli alla schiera degli amministratori arancioni. E ha dunque riproposto la solita litania delle frasi fatte e fantasiose: la «concentrazione del potere nelle mani del premier» (di cui non c’è la minima traccia in alcun passaggio della riforma), il fantasma sempreverde della «struttura oligarchica», il Parlamento che sarebbe privo di legittimazione popolare e così via. Una cortina fumogena, per l’appunto, dietro la quale si riconosce solo la determinazione ad evitare qualsiasi argomento di merito per un No che nel caso del Sindaco di Napoli ha solo ed esclusivamente una motivazione politica: tentare di affondare Renzi, il Partito Democratico e un lavoro di riforma costituzionale che ha rappresentato il principale risultato storico di questa legislatura.

È del tutto legittimo che De Magistris prosegua la sua crociata personale anche in occasione del referendum, confermando per l’ennesima volta una sua tenace difficoltà a farsi carico dell’interesse generale così come la sua predilezione per slogan tanto vuoti quanto buoni per tutte le stagioni. Ma è altrettanto legittimo portare ad esempio le argomentazioni di Pisapia come un caso molto rilevante di riflessione esterna al perimetro del Partito Democratico che si misura nel concreto con il merito della riforma, con la sfida di rinnovare e rafforzare la democrazia repubblicana, con l’esigenza reale di dare più stabilità ed efficienza alle nostre istituzioni.

Una riflessione che prescinde da logiche di partito e che si concentra sul risultato ottenuto dalla riforma, rifiutando la logica del “Fronte del NO” per guardare al futuro della nostra casa comune. Nel far questo Pisapia non chiede niente di personale in cambio, non annuncia la propria iscrizione al PD e continua in quella militanza civile che dapprima lo ha portato a guidare con successo la seconda città italiana e poi a rappresentare un punto di riferimento ideale per tanti cittadini fuori e dentro Milano. Per tutti questi motivi la sua è esattamente la riflessione verso cui dovrebbe orientarsi maggiormente lo stesso lavoro del PD in vista del referendum, invece di essere troppo spesso risucchiato da una logica ombelicale che sembra privilegiare gli schieramenti interni in chiave precongressuale.

La sfida referendaria che attende il Partito Democratico sarà giocata in grandissima parte fuori dal perimetro del nostro partito, discutendo e convincendo i tantissimi elettori che forse non ci hanno votato ma certamente guardano alla riforma costituzionale nella sua concretezza e nei suoi effetti reali sulla nostra vita civile. Sono elettori e cittadini che oggi e nelle prossime settimane si interrogheranno su come funzionerà il nuovo Parlamento, sugli strumenti di democrazia diretta che vengono rinnovati o introdotti per la prima volta, sulla riduzione dei costi di funzionamento delle istituzioni e sui tanti altri aspetti della riforma. Questi elettori e cittadini non saranno convinti a votare Sì dal verso che prenderà in queste settimane la discussione interna al Partito Democratico, ma solo e soltanto dall’efficacia delle argomentazioni rivolte al nostro esterno. Anche per questo le parole di Pisapia suonano molto più sagge e ragionevoli del tamburo di De Magistris.

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