Il raggio magico di Virginia fa a pezzi il regolamento Cinque stelle

M5S
ANSA/ANGELO CARCONI

Braccio di ferro Raggi-Grillo su Marra e i suoi uomini in Campidoglio. Oggi la giunta completa il giro di nomine

La composizione del «raggio magico» di Virginia non è solo questione di mancata coerenza rispetto ai codici 5 Stelle ma diventa ogni giorno di più la sfida al Capo, a Beppe Grillo in persona da parte di u n’attivista diventata sindaco. Il «raggio magico» di Virginia è la rappresentazione plastica di come la giunta Raggi tenga in ostaggio il Movimento 5 Stelle. E non viceversa. Oggi la giunta completa il giro di nomine. Dello staff del sindaco e degli assessori. Covano altre polemiche, a cominciare dall’ingresso di Gianluca Viggiano a Capo delle risorse umane, ruolo molto delicato, al posto di Laura Benente che ha osato, nelle scorse settimane negare l’autorizzazione ad una trasferta a Bruxelles a Raffaele Marra, il vicecapo di gabinetto del sindaco che, secondo i diktat di Grillo, avrebbe dovuto lasciare il Campidoglio un mese fa perché troppo vicino ad Alemanno.

Staff e stipendi
La prima contraddizione che il «raggio magico» di Virginia deve giustificare è quella dei costi dei vari staff. La promessa è di restare al di sotto dei 5 milioni, anzi di fermarsi a 4,7 quando la giunta Marino era arrivata a 5, 3 milioni di spese l’anno (ma aveva 12 assessori contro i 9 dei 5 Stelle). Le chat e il web di militanti e attivisti pretendono «chiarimenti» sui 193 mila euro annui concessi al Capo di gabinetto Carla Maria Raineri. I suoi predecessori hanno avuto stipendi più bassi: persino il capo di gabinetto di Alemanno (Basile) prendeva 180 mila euro; quello di Marino 73 mila (Fucito). Il magistrato si è giustificato dicendo che non può andare a guadagnare meno di quanto avrebbe percepito se fosse rimasta giudice. La Comunicazione 5 Stelle si è schierata in difesa del magistrato sostenendo che attaccare lei voleva dire attaccare la magistratura. Vale la pena aggiungere qualche particolare: il giudice Raineri aveva già ottenuto un fuori ruolo dal Csm a dicembre 2015 per assumere l’incarico con Tronca; il distacco era a tempo e non rinnovabile; quando a giugno ha chiesto il rinnovo, Raineri avrebbe preteso di essere prima nominata dal Csm presidente di sezione della Corte d’Appello per poi andare in distacco con la qualifica maggiore ai fini della pensione. Una tempistica di convenienza che il Csm non ha accettato scatenando le ire dell’interessata. A cui deve quindi essere sembrato dovuto un compenso così alto rispetto alle medie. Ma una cosa deve essere chiara: Raineri ha voluto e cercato l’incarico in Campidoglio. Poi è scoppiato il caso di Salvatore Romeo, attivista 5 Stelle, funzionario del Comune molto attivo nel cercare consensi per Virginia durante la campagna elettorale, ripagato di tanta fedeltà con la promozione a Capo della segreteria politica. In concreto per Romeo si tratta di passare da uno stipendio di 40 mila euro a uno di 120 mila. Oltre alla base, in questo caso è andato in fibrillazione anche il vertice 5 Stelle perché un conto è il compenso destinato ad un tecnico esterno (Raineri) che sceglie di lavorare con il Movimento, altra cosa è triplicare lo stipendio ad uno (Romeo) solo perché attivista fedele. Anche questa è una negazione dei principi 5 Stelle. «Non posiamo fare casino solo quando si tratta degli altri» è la voce dal basso del Movimento. E già: che fine ha fatto il pauperismo? Il taglio di compensi e indennità? Gli attacchi agli stipendi della casta? «I grillini – osserva Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera ed ex candidato sindaco – hanno impostato e vinto, in alcuni casi, campagne elettorali, esattamente sul tema del contenimento degli stipendi, ora improvvisamente per giustificarsi dicono, “lo facevano anche gli altri”. Che fine ha fatto la loro assoluta diversità?». Ma non finisce qui. Fa storcere il naso lo staff pesante del vicesindaco Daniele Frongia (Sanna e Sodini con compensi che sfiorano i 90 mila euro, Spatola si limita a 40 mila). E la nomina, nello staff di Raggi, di Andrea Mazzillo che dovrà verificare «l’attuazione delle linee programmatiche». In questo caso, non tanto e non solo per il compenso (circa 90 mila euro) ma soprattutto per le sue radici. Mazzillo, infatti, come denuncia il capogruppo M5s Paolo Ferrara, viene da quel Pd di Ostia che è stato sciolto per mafia.

Marra, l’intoccabile
Oggi il quadro delle nomine dovrebbe essere completato. Con l’investitura di Gianluca Viggiano alle Risorse umane. Non solo Raffaele Marra resta nello staff del Campidoglio come vice della Raineri ma fanno carriera anche gli uomini a lui vicini (come Viggiano). A Marra si erano opposti Grillo e il Direttorio. Un mese fa c’era stato un diktat: un uomo così legato alla vecchia politica (Alemanno) non può restare nella nostra squadra. C’è rimasto, invece. Viene da chiedersi chi comanda veramente in Campidoglio. A quali poteri, anche, la Raggi deve la sua elezione: forse la destra di Alemanno e Panzironi che passa dallo studio legale Sammarco e ha già saputo imporre l’assessora Muraro? Di certo quei poteri pesano quanto Grillo e il Direttorio. C’era una volta il regolamento 5 Stelle.

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