Il “quartismo” secondo Cairo

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Un’espressione che va ad aggiungersi al già ricco repertorio d’espressioni inusuali che caratterizzano il linguaggio della politica in Italia

Altri diranno della lunga intervista del direttore del Foglio, Cerasa a Cairo, nuovo “dominus” del Corriere della Sera: diranno delle sue linee editoriali, delle sue motivazioni imprenditoriali e degli interventi già predisposti. Io sono rimasto colpito da un’espressione: “quartismo”; un’espressione che va ad aggiungersi al già ricco repertorio d’espressioni inusuali che caratterizzano il linguaggio della politica in Italia. Dunque cos’è il “quartismo”?

È logico pensare che stia ad indicare qualcosa che viene dopo il “terzismo”. Cerasa, da buon giornalista, lo spiega bene: è stata, in questi ultimi tempi, la linea editoriale dominante del Corsera che ha tentato, non sempre riuscendovi, a starsene distante dai due grandi poli della politica nazionale, il centro-destra e il centro-sinistra. Spesso, specie a sinistra, questo vocabolo non ha goduto di buona reputazione.

E il “quartismo”? Semplice: ora che i poli sono diventati tre, con l’ingresso dei grillini sulla scena, risponde con sagacia Cairo: «Non significa come si potrebbe credere, non, perché solo Ponzio Pilato non prende mai posizione. Significa ragionare senza avere pregiudizi, sapendo che le idee del Corriere possono coincidere a volte con le idee di qualche politico, ma restano idee del ‘Corriere’, che vanno al di là di tutti gli schieramenti possibili».

Cairo voleva, in altre parole, affermare che è sufficiente che i giornalisti del Corriere rispettino le regole etiche, deontologiche e professionali del buon giornalismo. Però ha avuto un’alzata d’ingegno linguistico con un’invenzione lessicale da far invidia a Calvino.

Dunque dobbiamo a Cairo l’introduzione di un nuovo vocabolo nel linguaggio della comunicazione politica, anzi nel “politichese” , quel sottocodice della nostra lingua, caratterizzato da uno stile che varia dall’ampolloso al criptico, comunque inutilmente complicato.

Viene da citare la memorabile invenzione lessicale di Aldo Moro, le “convergenze parallele”, un ossimoro e un paradosso che ha avuto tale gloria da rimanere per sempre nei testi di comunicazione politica. Potremmo portare molti altri esempi ( scendere in politica, rottamare, di lotta e di governo e via citando) ma la new entry di Urbano Cairo arricchisce il repertorio. In attesa del parere della Crusca.

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