Il Psoe vittima del proporzionale

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epa05076180 Spanish Prime Minister and leader of the Popular Party (PP), Mariano Rajoy, casts his vote at a polling station in Madrid, Spain, during the Spanish general elections on 20 December 2015. Spanish voters began casting their ballots in parliamentary elections that will determine the country's next coalition government, with polls indicating that no party is likely to win enough seats to govern alone. Spanish Prime Minister Mariano Rajoy's conservative People's Party is facing off against the Socialist Workers' Party, the liberal Ciudadanos party and left-wing Podemos.  EPA/ANGEL DIAZ

Non c’è dubbio che questa sia l’impostazione pragmatica dei dirigenti del Psoe, sostenuta da tempo da Gonzalez

Non c’è dubbio che la scelta peggiore che avrebbe potuto compiere il Psoe (ma nessun dirigente responsabile l’avrebbe fatta) sarebbe stata quella di costituire un “Governo di cambiamento”con Podemos, con gli estimatori del regime venezuelano, e con gruppi secessionisti che attentano all’unità del paese anziché puntare a un decentramento compiuto. Tuttavia entrambe le altre due scelte possibili, l’astensione decisa domenica a maggioranza (che però vedrà una rottura inedita della disciplina dei deputati, con possibili scissioni) e il prendersi la colpa di terze elezioni, rappresentano un’alternativa tra la peste e il colera, già sperimentata dai socialisti greci, non a caso scomparsi.

A prima vista si sarebbe tentati di dire che per un partito riformista è comunque meglio tollerare una soluzione non ottimale ma che fa funzionare il Paese alle terze elezioni. Non c’è dubbio che questa sia l’impostazione pragmatica dei dirigenti del Psoe, sostenuta da tempo da Gonzalez. Eppure i costi sono pesanti. Non tanto quelli per il partito che si troverà in una strettoia: se farà governare davvero il Pp sarà preso per collaborazionista e tutti si chiederanno perché non sia entrato direttamente al Governo; se si opporrà rendendogli la vita impossibile provocherà elezioni anticipate da cui Rajoy potrebbe uscire vincitore perché si presenterebbe come vittima.

I partiti, però, sono degli strumenti per il bene del Paese e se questi prezzi dovessero essere pagati a tal fine superiore poco male per la Spagna. La questione però è diversa e riguarda le conseguenze sul sistema dei partiti: con questa scelta tende ora a prodursi non più un’alternativa tra centrodestra e centrosinistra, ma a stabilizzarsi quella tra sistema (Pp, Ciudadanos, Psoe) e antisistema (Podemos e secessionisti). I primi, come in tutte le grandi coalizioni (l’astensione che tollera un Governo è una forma soft di consociazione) sono costretti innaturalmente a collaborare e quindi a logorarsi, specie gli alleati minori. Chi guida l’esecutivo, come la Merkel o in passato Samaras, ora Rajoy, beneficia comunque del voto di opinione pro sistema; chi lo sostiene in posizione subordinata vede fuggire i suoi elettori di opinione verso i gruppi di opposizione e ridurre anche i propri elettori di appartenenza.

La proporzionale, in contesti di appartenenze deboli e di crisi, anche quando abbia dei correttivi significativi come sbarramenti o premi limitati, fotografano la frattura tra sistema e antisistema che rende l’alternanza impossibile non solo sul breve termine, ma anche sul medio-lungo. Né si può escludere che forze di critica al sistema si possano avvantaggiare a tal punto da diventare esse maggioritarie, dovendo poi dal Governo essere costrette a smentire gli slogan facili del periodo di opposizione, come capitato a Syriza.

Se queste sono le coordinate del contesto sarebbe estremamente pericolosa la vittoria del No con cui avremmo ancora un doppio rapporto fiduciario con maggioranze potenzialmente diverse, ma anche a quel punto una legge proporzionale del Senato difficilmente correggibile. Basterebbero solo quei due elementi, anche a prescindere dalle spinte a riproporzionalizzare l’Italicum, a spingere anche l’Italia verso una maggioranza consociativa dal Pd fino a tutta Forza Italia. Un abbraccio forse mortale per entrambi e dannoso per la democrazia italiana che ha bisogno di competizione tra centrosinistra e centrodestra, non della stabilizzazione tra consociazione di sistema e demagogie antisistema. A differenza del Psoe in Italia abbiamo un’altra scelta possibile, col Sì del 4 dicembre.

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