Il protagonismo dei territori, la ricetta per accoglienza e integrazione

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Solo organizzando un sistema unico di accoglienza, secondo il modello SPRAR, aiuteremo anche i cittadini italiani che non si sentono sicuri

È stata spostata al 13 febbraio, dopo una proroga di 30 giorni, la scadenza del bando SPRAR, che prevede la possibilità per gli Enti locali di presentare progetti relativi all’accoglienza di 10.000 richiedenti e titolari di protezione internazionale, i quali ora si trovano nei Centri di prima accoglienza di tutta Italia. Attualmente i progetti SPRAR accolgono circa 20 mila persone e arriveremo così a 30 mila. ‘Il protagonismo dei territori’, come lo ha chiamato il Prefetto Compagnucci durante la presentazione del Rapporto sull’Accoglienza, è l’arma vincente di un sistema che ha come obiettivo l’integrazione.

Lo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) nasce proprio per questo: costruire una rete territoriale dove i Comuni, insieme al Terzo Settore, attivino tutti quei servizi necessari affinché alle persone richiedenti asilo sia data la possibilità di costruirsi una propria vita autonomamente. Lo SPRAR era un sistema innovativo quando, con il nome Piano Nazionale Asilo, cominciò a muovere i primi passi nel 2000. Oggi è un sistema integrato strutturato che ha prodotto un alto livello di professionalità degli operatori e degli uffici delle amministrazioni attualmente coinvolte.

Punti di forza del sistema SPRAR sono l’accoglienza diffusa, la programmazione e pianificazione delle attività attraverso percorsi formativi, culturali e sportivi, finalizzati ad una integrazione sociale e lavorativa. L’accoglienza diffusa viene attuata in piccoli nuclei abitativi perché da lì comincia l’interazione con il territorio, con la popolazione, la vera contaminazione. Per questo deve essere presa a modello. Al contempo dobbiamo andare verso una eliminazione dei grandi centri, modello in uso nella c.d. prima accoglienza, perché sono, o possono diventare, ghetti in cui non si può fare un lavoro di accompagnamento all’autonomia socio-economica delle persone. Il rischio che diventino luoghi senza prospettive si accompagna alla possibilità concreta che siano attrattivi per la criminalità organizzata.

In questi giorni gli addetti del settore si stanno domandando se saranno tanti i Comuni che presenteranno progetti per i posti messi a bando e se la proroga sia stata attivata perché ci sono problemi di adesioni. Sono convinto che in molti aderiranno anche perché credo sia comprensibile a tutti i comuni che è un’occasione da cogliere per pianificare e programmare le attività e i servizi, evitando che l’accoglienza sia comunque organizzata dalle Prefetture. Dobbiamo ribaltare le percentuali nel sistema di accoglienza italiano, che attualmente vede lo SPRAR attorno al 20% e il sistema di centri di accoglienza gestiti dalle Prefetture all’80%.

Il tema che viene messo sempre in primo piano nel dibattito politico e forse spaventa le amministrazioni comunali è la sicurezza dei cittadini. Lo comprendo, ma sono altrettanto convinto che solo organizzando un sistema unico di accoglienza, secondo il modello SPRAR, aiutiamo anche i cittadini italiani che non si sentono sicuri. Conoscere direttamente la persona, averla come vicino o incontrarla al supermercato vuol dire avere più possibilità di interazione e di conoscenza, diffondendo così nella popolazione più sicurezza. Più costruiamo ghetti, più insicurezza e paura aumentano. Sono convinto che eliminando la polemica di bassa politica e l’accaparramento di voti sulle spalle di chi fugge da guerre, soprusi o estrema povertà, si potrà far crescere e rafforzare il sistema di accoglienza in tutti i comuni italiani.

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