Il programma M5S per Roma: manca solo la pace nel mondo

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Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle durante la manifestazione in Campidoglio per chiedere le dimissioni del sindaco di Roma Ignazio Marino, 15 giugno 2015 a Roma. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

La ricetta per Roma in 10 punti universali e applicabili in qualsiasi altra città. Ma i grillini vogliono veramente governare la Capitale?

Due giorni fa, un po’ in sordina, il “sacro blog” ha lanciato il programma del M5S per Roma. Quella che in ottica grillina dovrebbe essere la più grande sfida di governo per i nuovi “cittadini” prestati alla politica, l’amministrazione della Capitale, viene affrontata con un post titolato da un hashtag: #RomaAiRomani. Non una grande novità, sarebbe potuto essere #MilanoAiMilanesi, #NapoliAiNapoletani, #BergamoAiBergamaschi, #TurbigoAiTurbighesi. Il format grillino, d’altronde, è questo, lo si capisce già dal titolo. Talmente intriso di populismo e demagogia da non rendersi conto neppure della specificità del caso Roma. Sempre lo stesso, vuoto, grido di protesta: potere ai cittadini contro i politici e gli oligarchi corrotti.

Andando a scorrere i 10 punti del programma, le nostre paure trovano conferma. Dieci slogan universali, applicabili a qualsiasi altra città non solo in Italia ma in tutto il globo. La casa è un diritto (certo), lo è anche muoversi con i mezzi pubblici e in strade senza buche (giusto), affrontare l’emergenza rifiuti e tenere pulita la città (bravi!), sentirsi sicuri (finalmente!). E poi ancora: il turismo è crescita, nessuno deve rimanere indietro, cura dell’ambiente, del verde pubblico e delle spiagge, cura dell’architettura urbana, attenzione all’arte e agli eventi culturali e infine il cavallo di battagli: trasparenza e stop agli sprechi.

Ora, leggendo questo post, ci si chiede se veramente Grillo e Casaleggio, dopo aver rivoluzionato a tavolino le regole delle primarie romane, vogliano veramente governare la Capitale. Oppure temano, come sta succedendo in tutte le altre città governate dai grillini, da Livorno a Ragusa, da Bagheria a Quarto fino a Parma, che una sfida di governo locale così importante possa minare la credibilità dei pentastellati in ottica nazionale. Questo programma è una sequela di banalità che avrebbe potuto scrivere un’assemblea studentesca durante un’autogestione dopo un’oretta di riunione, non è una ricetta per curare Roma.

E anche il metodo individuato (fare informazione, partecipare, condividere) suona ormai come una cantilena stucchevole. Un po’ come quando Alessandro Di Battista, alla domanda su cosa avrebbe fatto il giorno dopo gli attentati di Parigi se fosse stato presidente del Consiglio, ha risposto: “Beh, secondo me ci vuole il disgelo con l’Iran e la pace tra Israele e Palestina”. Il M5S, la forza nata per interpretare la realtà meglio degli altri, è ormai completamente fuori dalla realtà.

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