Il primo palinsesto (a posteriori) di Periscope

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Periscope è come la TV, solo che ti sta in tasca, allora avrà bisogno di un palinsesto. Il primo viaggio nel palinsesto a posteriori di Periscope

Periscope è come la TV, solo che ti sta in tasca. La differenza sostanziale però con la Tv che conosciamo, quella che in tasca non sta e se ci sta non la consideri come a casa propria, è che la puoi fare tu, in diretta, ovunque. Basta saperlo fare. Basta imparare a farlo.

Qualche giorno fa abbiamo cercato di azzardare un Baedeker, una mappa, una bozza di regole (regia, interazione, aggregazione); da oggi proveremo invece a raccontare ciò che già si vede: perché se Periscope è una TV, allora avrà bisogno di un palinsesto, di fasce orarie dedicate a un pubblico dedicato, appuntamenti, organizzazione. Il nostro sarà un palinsesto a posteriori, ma nello spirito di avvicinare, assimilare, confrontare le categorie catodiche che siamo abituati a frequentare, al broadcast istantaneo, e, settimana dopo settimana, tracciare non solo una bozza di alfabeto, ma anche annotare ciò che differisce nell’approccio e nella produzione, ciò che è sovrapponibile, se c’è possibilità biunivoca di contaminazione.

Nel nostro primo palinsesto a posteriori c’è all’inizio Daniele Bellasio che a notte fonda ci porta al padiglione della Santa Sede in Expo. Siamo nel momento: mentre L’ultima cena del Tintoretto è stata appena riposta con estrema cura in una grande cassa di legno, un gigante rosso bordato di croci d’oro, mani esperte stanno letteralmente srotolando, dal pavimento su in alto lungo la parete, l’arazzo L’Istituzione dell’Eucarestia di Rubens. Dal nostro piccolo schermo vediamo l’opera lentamente mostrarsi, rivelarsi, come un sipario verticale che invece di celare, mostri. Con quale altro strumento avremmo potuto cogliere in diretta quegli istanti? A raccontarlo con la parola scritta il Mistero e l’Arte sembrano voler disarcionare la magia del momento colto nella visione istantanea. E’ Ulisse, e Passepartout , e qualcosa a metà fra teatro e liturgia che la TV non fa più.

Il secondo programma da ricordare delle settimana appena trascorsa è lo sfogo di Marco Baldini. Come poche settimane fa aveva già fatto Fiorello, il suo ex partner affida a Periscope il racconto delle proprie ansie umane e professionali e decide di togliersi “qualche sassolino dalla scarpa prima di sparire”. Il realtà il video non rivela molto, ma sembra poter acquisire ai nostri occhi la dignità del format. Il contenuto più della forma può apparire come un “C’è posta per te” autoprodotto: la busta in questo caso pare non si sia aperta; ma il cortocircuito mediatico si è ugualmente attivato visto che Selvaggia Lucarelli non ha esitato a definire la performance di Baldini “patetica”, riconoscendo a nostro giudizio, più nella forma che nella sostanza, la situazione di chi mostra i propri sentimenti pubblicamente per farsi perdonare un torto da chi non ha intenzione di farlo.

La terza trasmissione settimanale, in realtà una serie di trasmissioni pubblicate da diversi utenti, sono quelle che ruotano attorno all’esibizione del Senatore (sic) Antonio Razzi al Gay Village di Roma. Naturalmente in questo caso si va oltre il banale riferimento ad un Lucignolo, e la meta-citazione è assolutamente voluta già nel soggetto che viene ripreso e diffuso sulla rete. Un Razzi meta-Crozza, il Paese delle Meraviglie che si materializza più surreale di quello rappresentato dal comico genovese. L’attenzione famelicamente accesa in pochi istanti sull’evento, una volontà cannibale di cibarsi del peggio per sentirsi meglio. Non è ciò che ha sempre fatta il trash in TV? Mostraci il peggio per farci pensare: mica noi siamo così.

L’Arte e il mistero, la malinconia un po’ patetica di una busta metaforica che non si aprirà mai più, un viaggio carnevalesco nel trash immaginato che diviene tanto reale da indignarci e renderci catarticamente meno colpevoli, più puri. Anche questo è Periscope.

 

Prima puntata della rubrica settimanale #periscoppio a cura di Alessandro Parodi

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