Il populismo è più pericoloso dei leader che lo cavalcano

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Parlamentari cinquestelle manifestano esponendo striscioni con le scritte "Trivellopoli" e "Sfiducia" fuori Montecitorio, Roma, 11 aprile 2016,
ANSA/GIUSEPPE LAMI

Instillare nelPaese tossine di odionon è prudente, perché quello stesso popolo si dimenticherà di te non appena ti confronterai nelle istituzioni democratiche

Il populismo è quell’istinto dei governanti che cavalcano, incitano e nutrono gli umori più bassi e istintivi del popolo, quel popolo forcaiolo e giustizialista che dai tempi di Ponzio Pilato sceglie sempre Barabba e che non trova (e non vuole trovare) una coscienza collettiva.

Il populismo è quella scelta effettuata da un gruppo dirigente – molto più scaltro del popolo che aspira a rappresentare – per trovare una via facile al potere. Non si dice al popolo la verità, non si effettuano analisi, non si discerne il contingente, ci si limita a dire al popolo – forcaiolo e piazzista – ciò che esso vuole sentirsi dire. Avallare e cavalcare gli istinti più bassi e primordiali di una massa indistinta e disomogenea che in comune ha solo rabbia e frustrazione.

Non è nulla di nuovo, non è una invenzione di Di Battista o di Di Maio o di Berlusconi, è uno strumento politico rodato e utilizzato fin dai tempi della democrazia ateniese e che viene ancora utilizzato per un semplice motivo: funziona. Se è vero quindi che la storia insegna ciò che dovrebbe preoccupare chiunque si prefiguri di utilizzare un simile strumento demagogico per arrivare al potere della polis è proprio l’enorme potere distruttivo di una massa indistinta e accomunata semplicemente dalla rabbia.

Giocare a instillare nel tessuto sociale del paese tossine di odio e rancore non è prudente, perché quel popolo di cui hai nutrito gli animi più volgari si dimenticherà di te non appena ti confronterai nelle istituzioni democratiche, quel popolo vorrà la tua testa esattamente come quella dei tuoi avversari e non aspetterà altro che un nuovo capo che sfrutti – aumentando il carico – i rutti, le volgarità e gli istinti più bassi di quella piazza.

L’ultima volta che un leader ha sfruttato questo strumento, portandolo all’esasperazione, abbiamo avuto venti anni di feroce dittatura fascista, e se è vero che come diceva Marx che la storia si ripete due volte, la prima come tragedia e la seconda come farsa dobbiamo seriamente preoccuparci degli esisti di questo fenomeno che rischiano di essere molto più seri dei leader che vogliono cavalcarlo.

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