Il pericolo della post verità

Comunicazione
tastiera-senza-fili-wifi

Oggi è facile semplificare fino a distorcere. Queste righe solo per richiamare tutti noi alla bellezza dello spirito critico, alla capacità di leggere la realtà nella sua complessità

Ha fatto bene, anzi benissimo, Laura Boldrini a rendere noti, con nomi e cognomi, i messaggi offensivi e sessisti da lei ricevuti nel tempo. Bisogna leggerli, per capire la spirale di orrore nella quale si rischia di precipitare. E l’idea della donna che sopravvive, come una bestia immortale, al modificarsi del tempo. Al trivio reso discorso pubblico si unisce il desiderio del dolore e della morte atroce di chi ha idee diverse dalla propria.

Si insulta, si aggredisce, si minaccia. Tutto impunemente. Le parole diventano violente ed è questa, da sempre, l’anticamera della violenza. Ma tutto il circuito comunicativo oggi è sottoposto a fenomeni morbosi, per usare un’espressione gramsciana. Oggi, ad esempio, si fa strada semplicemente, come fosse ovvia, l’idea che circolino ampiamente, tra l’opinione pubblica, informazioni false, costruite ad arte per interessi di varie natura. Nobilitando quelle che potrebbero essere altrimenti dette delle insulse menzogne, questo dileggio della realtà è stato gentilmente definito la “post verità”.

Se ne parla come fosse una frivola moda del tempo, come il Pokemon Go, che per tre settimane è stato il fesso protagonista della stampa mondiale e ora giace, goffo, nella polverosa soffitta dei ricordi inutili. A me non viene da scherzare o da sottovalutare questo fenomeno nuovo e inquietante. Lo prendo sul serio e mi fa orrore, come il clima infernale che la nuova dimensione del discorso pubblico sta prendendo.

Urla e balle, odio e certezze assolute, ce n’è abbastanza per aspettarsi il peggio. Trovo, in questo, conferma della necessità di monitorare bene le grandi mutazioni che stanno intervenendo nei processi di selezione e diffusione della conoscenza nel mondo nuovo. Quando ci renderemo conto che quella in corso è una rivoluzione tecnologica paragonabile a quella che portò, nella seconda metà dell’ottocento alla nascita della società moderna, delle città, delle classi sociali e di forti idee politiche? Oggi sta succedendo qualcosa di persino più grande, perché più invasivo, anche perché avviene non in una fase espansiva dell’economia.

La immensa e affascinante trasformazione di ogni modalità del vivere sta cambiando tutti i codici, tutte le relazioni tra sé e il tempo, tra sé e gli altri. E, poi, tra sé e il lavoro, precario e incerto, e tra sé e la democrazia. Cose grandi, passaggi di fase storica di cui i singoli frammenti non possono essere capiti senza uno sguardo d’insieme.

La vittoria di Trump non può essere spiegata con analisi ordinarie, come la Brexit, quello che avviene in Turchia, l’affermazione del populismo su scala mondiale… Leggere, in proposito, l’articolo di George Monbiot sul Guardian a proposito delle tredici crisi che l’umanità ha di fronte. Ma soffermiamoci sulla coda della cometa, sulla cosiddetta post verità.

Un sito internazionale ha raccolto, nel 2015, la prova che almeno 76 fotografie, divenute virali in rete, erano false, manipolate. La notte del Bataclan circolò la notizia che, nelle stesse ore, un terribile terremoto aveva provocato migliaia di vittime in Giappone. La campagna sulla Brexit è stata alimentata dalla notizia, inventata, che la Gran Bretagna pagava 350 milioni di sterline a settimana per l’Europa. Dopo gli attentati di Parigi è circolata la foto di uno dei presunti attentatori, solo che era in realtà un pacifico critico di videogiochi impegnato in un selfie nel bagno con un Ipad, prontamente trasformato graficamente in libro del Corano, e a cui era stato, con il Photoshop, aggiunta una cintura esplosiva al fianco.

Circola, in questi giorni, un video che raccoglie dichiarazioni di dirigenti della sinistra contro le proposte di riforma della Costituzione di Berlusconi. E lo si usa per mostrare una palese contraddizione con il sostegno che le stesse persone hanno dichiarato al sì nel referendum del 4 dicembre. Non lo sarebbero state neanche se si fossero riferite a quando, nel 2006, Berlusconi approvò una riforma nella quale il premier aveva il potere di scioglimento delle camere e di nomina e revoca dei ministri, qualcosa evidentemente di molto diverso da ciò di cui discutiamo oggi.

Ma quelle dichiarazioni si riferiscono invece a una manifestazione che il Pd promosse nel 2009 quando Berlusconi dichiarò, da presidente del consiglio, che la Costituzione era filocomunista e che si proponeva interventi sulla carta per limitare l’autonomia dei giudici e per far avanzare il presidenzialismo. Di questo si trattava. Non del superamento del bicameralismo perfetto o dello scioglimento del Cnel. In quella occasione Scalfaro, che parlò per tutti noi, chiarì: «Non abbiamo mai detto che non si può toccare la Costituzione – ha proseguito – vogliamo aggiornarla, ma non si può stravolgerla. Non si possono toccare i valori di fondo, la libertà, la giustizia, i diritti primari delle persone». Affermazione che condivido in toto.

Dunque ciò che è diverso, in quel video, non è l’opinione delle persone ma l’oggetto del loro giudizio. Propaganda per ingannare i cittadini, alimentata da una manipolazione, gravissima, nella quale è caduta onestamente anche una persona dabbene come Maurizio Crozza. Ciascuno di noi dovrebbe cercare di dire la verità, essere sempre attraversato dalla meraviglia del dubbio, e accettare la complessità.

Oggi invece è più facile fermarsi al titolo che entrare nei contenuti. Semplificare fino a distorcere, che volete che sia. Molto sulla rete è così, ma la colpa non è solo della rete, sottratta alla mediazione responsabile del giornalista. Come ha dimostrato Luca Sofri nel suo bel volume Notizie che non lo erano, ormai anche i giornali, per inseguire lo spirito del tempo, costruiscono o ospitano deliberate, non casuali, fandonie.

Queste righe solo per richiamare tutti noi alla bellezza dello spirito critico, alla capacità di leggere la realtà nella sua complessità, al guardarsi dalla emotività che vogliono indurre fabbricanti, consapevoli o no, della post verità. Altrimenti si potrà finire col credere davvero che le camere a gas di Birkenau non siano mai esistite ma che, cito da uno dei testi dei negazionisti, «quei mucchi di cadaveri furono il prodotto di una epidemia di tifo prodotta dai bombardamenti alleati». Il mio amico Shlomo Venezia, uno dei meravigliosi sopravvissuti allo sterminio degli ebrei, mi raccontava sempre che quando tornò da Auschwitz la sua pena maggiore stava nel non essere creduto quando raccontava ciò che aveva vissuto e visto. Degli ebrei, per sostenerne l’eliminazione, era stato detto di tutto, inventato di tutto. Non dimentichiamolo, mai.

Vedi anche

Altri articoli