Il perfettismo, malattia infantile del riformismo

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Parisi e D’Alema sanno benissimo che in un dato momento storico si fa quel che è possibile fare, visto i tempi, i rapporti di forza, le condizioni esterne. Infatti dalla Commissione Bozzi alla Bicamerale e a tutto il resto i “perfettisti” hanno avuto modo di discutere e confrontarsi per decenni. Risultati: zero.

Stefano Parisi in un’interessante intervista a “Il Foglio” in cui dice una serie di cose assolutamente ragionevoli a proposito del no grillino alle Olimpiadi di Roma introduce, invece, a proposito del suo NO al referendum una distinzione interessante. Quello dei grillini e di altre forze sarebbe un NO pessimista, basato sull’idolatria della Costituzione più bella del modo, mentre il suo NO, immagino insieme a quello di Forza Italia, della Lega e di altri è un NO ottimista, basato sull’intenzione di riformare sì la Costituzione, ma in modo migliore di come abbia fatto l’attuale Parlamento.

A parte il fatto che Forza Italia quella riforma la aveva approvata, diciamo che gramscianamente non fa però i conti con il pessimismo dell’intelligenza, che ci dovrebbe consigliare a fare ciò che è possibile e non ciò che sarebbe astrattamente desiderabile. Questo secondo atteggiamento lo chiamerei “perfettirmo”, malattia infantile del riformismo. Che ci caschi qualche pentastellato ci sta, visto che, anche per ragioni anagrafiche, l’infantilismo mi pare esserne una ragione costituente.

Ma che in questa modalità ragioni Parisi, e con lui Massimo D’Alema, che usa lo stesso argomento, mi pare un po’ meno credibile. Ambedue sanno benissimo che in un dato momento storico si fa quel che è possibile fare, visto i tempi, i rapporti di forza, le condizioni esterne. E che se non colgo l’occasione che si offre è molto difficile che essa si ripresenti. Infatti dalla Commissione Bozzi alla Bicamerale e a tutto il resto i “perfettisti” hanno avuto modo di discutere e confrontarsi per decenni. Risultati: zero. Soprattutto perché ogni forza ha principalmente cercato di bloccare le proposte altrui. Il che vale ovviamente anche per la sinistra.

E anche questa volta il merito non c’entra niente. Il merito è uno solo. Impedire che una maggioranza parlamentare che viene considerata per motivi diversi come un avversario non porti a casa un risultato. Continuiamo quindi a discutere che prima o poi vedrete che ce la faremo e avremo la Costituzione più bella del mondo 2.0

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