Il partito Leopolda

Pd
cop

Un estratto del libro “Partecipiamo. Tra autorappresentazione dei media e rappresentanza dei partiti”

Il Pd, prima che Bersani lo promuovesse come “la ditta”, in verità era nato su ben altre basi, cioè sulla presa d’atto del declino di quei partiti di massa che hanno caratterizzato la democrazia italiana e della conseguente distanza e sfiducia dei cittadini nei confronti della classe politica. L’esigenza organizzativa che ha improntato la nascita del Pd non è stata perciò quella di costruire un apparato capillarmente diffuso sul territorio bensì di riannodare un rapporto di fiducia e dunque di legittimazione con la cittadinanza. D’altronde, i numeri degli iscritti al Pd, sebbene ancora notevoli al confronto degli altri partiti e movimenti presenti nel laboratorio italiano, sono sempre stati ben lontani da quelli dei partiti di massa. Segno evidente che non attraverso la militanza il Pd poteva sperare di recuperare un rapporto con la società italiana. Lo strumento messo in campo per tentare di raggiungere questo obiettivo e nello stesso tempo per rinnovare la classe dirigente stessa, largamente debitrice delle nomenclature del Pci e della Dc, sono state le primarie aperte a tutti i cittadini che dichiaravano di riconoscersi nel partito o nella coalizione di cui faceva parte (i simpatizzanti). […]

Un simile meccanismo non è mai entrato in funzione al livello nazionale. Infatti, un denominatore è rimasto comune dalle primarie del 16 ottobre 2005 che hanno legittimato Romano Prodi come candidato dell’Ulivo nelle successive elezioni politiche (quindi ben prima della nascita del Pd stesso) a quelle del 8 dicembre 2013 che hanno indicato Matteo Renzi come segretario nazionale: le primarie del centro sinistra e del Pd in particolare a livello nazionale sono state sempre un meccanismo confermatorio di scelte politiche già effettuate o note in precedenza. Paradossalmente, nel mentre promettevano la partecipazione dal basso dei cittadini, le primarie democratiche hanno sempre garantito l’elezione del leader prescelto. Così Veltroni, Bersani e Renzi per la segretaria e Prodi e ancora Bersani per la candidatura alla presidenza del consiglio, hanno ottenuto vittorie già annunciate prima dello svolgimento delle primarie stesse. […]

Lo stesso Renzi, del resto e da tempo, si deve essere reso conto che anche le primarie non hanno raggiunto lo scopo di aprire il Pd alle istanze che provengono da cittadini sempre più diffidenti verso la forma partito come veicolo di partecipazione politica. Infatti, riprendendo per certi versi altre esperienze come la “fabbrica del programma” di Prodi o “le fabbriche di Nichi” Vendola, Renzi si è proiettato sulla scena nazionale attraverso degli incontri organizzati sin dal 2010 a Firenze, in quella che una volta era la stazione Leopolda. Si è trattato di giornate a cui hanno potuto partecipare cittadini ordinari, non iscritti al partito (infatti i simboli e le bandiere erano banditi) e intenzionati ad ascoltare proposte sui più diversi temi. Ma soprattutto abilitati a esprimere loro stessi proposte sia nei vari tavoli tematici che nelle sedute plenarie. Questo evento e la relativa e innovativa opportunità di partecipazione prevista sono stati stigmatizzati sulle colonne dello stesso giornale del Pd, L’Unità che, a proposito dell’edizione del 2011, osservava la partecipazione di questi “passanti” a cui è stata data la possibilità di intervenire e di vivere “l’ebbrezza di occupare per cinque minuti Palazzo Chigi” con le loro “estemporanee trovate” (come scriveva allora Prospero). Nella Leopolda si è espressa la stessa voglia di partecipazione che è riscontrabile nei nuovi ambienti mediali o forse addirittura che da lì è emersa. Riconoscere quei passanti, intercettarli, dare loro parola è stata sicuramente una mossa politica vincente poiché ha sintonizzato (o ha mostrato la sintonizzazione di) Renzi con il mondo contemporaneo. Una passante del resto illuminava Baudelaire e gli faceva intravvedere una rara bellezza, quella del suo tempo moderno, nuovo e instabile.

Scrivi la tua opinione su Unità.tv

Vedi anche

Altri articoli