Il Papa vuole chiudere con il clericalismo, nella Chiesa e in politica

Papa Francesco
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Una lettera di Bergoglio per molti aspetti rivoluzionaria

Basta col clericalismo, la Chiesa non un’élite di sacerdoti, la necessità di dare spazio ai laici non può restare un enunciato senza conseguenze; il pastore non deve insegnare al laico cosa dire nell’ambito pubblico, questo è un compito che il laico può svolgere bene, e anzi meglio, da solo: “Non si possono dare direttive generali per organizzare il popolo di Dio all’interno della sua vita pubblica”. Papa Francesco ha messo mano ad alcuni dei temi fondamentali sul modo d’essere della Chiesa nel mondo contemporaneo in un documento in apparenza ‘laterale’, non di prima importanza, cioè in una lettera indirizzata al cardinale Marc Ouellet, presidente della Pontificia commissione per l’America Latina e resa nota ieri dal Vaticano (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/vaticanevents/it/2016/4/26/letterapcal.html).

Il pontefice fa riferimento al recente svolgimento della plenaria dell’organismo (il 4 marzo scorso) del quale fanno parte rappresentanti delle chiese dell’America Latina e dei Caraibi oltre che della Curia romana (http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cbishops/pcal/documents/rc_cbishops_pcal_20150624_profilo_it.html); al centro dell’incontro il ruolo del laicato nella Chiesa. Bergoglio ha incontrato i membri della commissione e, come spiega lui stesso, dall’assemblea e dai vari colloqui sono scaturite opinioni e impressioni che è importante “non far cadere nel vuoto”. Da qui la lettera del papa per approfondire una riflessione già avviata e proporre una visione alternativa nei rapporti fra Chiesa e società rispetto a quella prevalente in questi anni.

“Non è mai il pastore a dover dire al laico quello che deve fare e dire, lui lo sa tanto e meglio di noi” afferma il papa nella missiva, “non è il pastore – aggiunge – a dover stabilire quello che i fedeli devono dire nei diversi ambiti”.

Il sacerdote, osserva il papa, può però accompagnare il credente nella vita di ogni giorno, nelle difficoltà quotidiane, può essere presente in mezzo al suo popolo nelle nostre città dove prevale la cultura dello “scarto”, in cui dilaga la povertà. D’altro canto l’inculturazione del Vangelo varia a seconda delle culture e dei luoghi, entra in relazione con la storia per come essa si forma qui e ora, non è data una volta per tutte. Infine bisogna ricordarsi che tutti entrano laici nella Chiesa, nessuno viene battezzato prete o vescovo.

Non solo: il laico ‘buono’ non è quello che si occupa di “cose di Chiesa” ma anzi vanno considerate le esperienze di tutti i credenti e questo il vescovo, il prete, non devono mai dimenticarselo. In definitiva “è illogico, e persino impossibile, pensare che noi come pastori dovremmo avere il monopolio delle soluzioni per le molteplici sfide che la vita contemporanea ci presenta. Al contrario, dobbiamo stare dalla parte della nostra gente, accompagnandola nelle sue ricerche e stimolando quell’immaginazione capace di rispondere alla problematica attuale”.

“Non possiamo riflettere sul tema del laicato – afferma Francesco nella lettera – ignorando una delle deformazioni più grandi che l’America Latina deve affrontare – e a cui vi chiedo di rivolgere un’attenzione particolare –, il clericalismo”. “Il clericalismo – prosegue Bergoglio – porta a una omologazione del laicato; trattandolo come ‘mandatario’ limita le diverse iniziative e sforzi e, oserei dire, le audacie necessarie per poter portare la buona novella del Vangelo a tutti gli ambiti dell’attività sociale e soprattutto politica”.

E ancora “il clericalismo, lungi dal dare impulso ai diversi contributi e proposte, va spegnendo poco a poco il fuoco profetico di cui l’intera Chiesa è chiamata a rendere testimonianza nel cuore dei suoi popoli”.

Parole davvero pesanti come pietre che arrivano dopo decenni di clericalismo imperante, anni in cui dagli Stati Uniti ad alcune chiese europee, fra cui certamente quella italiana, fino al Vaticano, si è ragionato e operato in termini opposti: il vescovo, era il mantra dominante, indica la strada al politico che la segue, soprattutto negli ambiti etici e in parte sociali, in economia invece la dottrina classica del laissez-faire poteva andare.

E’ stata la lunga stagione della Chiesa ‘teo-con’ (http://www.treccani.it/vocabolario/teocon/), teorizzata oltreoceano e importate nella vecchia Europa. Già in un passato recente, d’altro canto, papa Francesco aveva messo in guardia dal modello del “vescovo pilota” evocando invece la figura del pastore in mezzo al gregge. Adesso è andato oltre; “I laici – rileva ancora il papa – sono parte del santo popolo fedele di Dio e pertanto sono i protagonisti della Chiesa e del mondo; noi siamo chiamati a servirli, non a servirci di loro”.

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