Il Papa ecologista

Dal giornale
Saint Peter's Basilica illuminated for Fiat Lux event, a led lights show, Vatican City, 08 December 2015. ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Dalla facciata di San Pietro, trasformata in un magico videowall, è partita “Fiat Lux, illuminare la nostra casa comune”, tre ore di splendide immagini naturali dei grandi maestri della fotografia

È il Pianeta che aveva bisogno di Francesco, di un Papa capace di agguantare questo nostro mondo che sembra in fuga da sé stesso e di inchiodare chi lo governa o lo brutalizza alle sue responsabilità. Le parole, i gesti, la visione del “creato” di questo pontefice non sono soltanto cose buone giuste, ma, se proprio vogliamo usare parole grosse, sono azioni rivoluzionarie. È nata una nuova cultura dell’ecologia integrata, come ama definirla Bergoglio, ed ecologia è la parola e il paradigma culturale e politico che segnerà il nostro secolo.

Anche in comunicazione, il pontefice lascerebbe di stucco il mitico Marshall McLuhan e il suo ossimoro del villaggio globale. Il medium è il messaggio, spiegava e rispiegava il maestro della sociologia nel secolo scorso, e il messaggio questo pontefice, ieri sera, l’ha inviato urbi et orbi al mondo intero in maniera del tutto inedita, inaspettata e spettacolare. Dalla facciata di San Pietro, trasformata in un magico videowall, è partita “Fiat Lux, illuminare la nostra casa comune”, tre ore di splendide immagini naturali dei grandi maestri della fotografia (da Sebastião Salgado a Joel Sartore, da Yann Arthus-Bertrand a Ron Fricke a Steve McCurry).

I n quelle tre ore, la Chiesa ha parlato al mondo intero di difesa della natura, di cambiamento climatico e di dignità umana, i tre pilastri dell’ enciclica “Laudato sì”. Una storia visiva, un bel manifesto ecologista per lanciare un monito ai ministri impegnati in queste ore nel vertice sul clima di Parigi, e per provare ad educare o rieducare i barbari al rispetto dell’ambiente e dunque anche di sé stessi.

Francesco, non a caso, non solo è il primo Papa non europeo e il primo Papa gesuita, ma è anche il primo ad aver scelto come nome quello del santo del Cantico delle Creature, di Francesco autore del più struggente messaggio d’amore verso una natura che sapeva essere nel suo mondo ostile nei confronti dell’uomo. C’era da aspettarsi dunque la difesa del creato, ma colpisce la forza e la determinazione da visionario di Bergoglio. Basta leggere i suoi più importanti discorsi e scoprire l’ambiente, tema che ha sempre affascinato molto poco le classi dirigenti, come una priorità assoluta, e per il quale chiama tutti alla mobilitazione in sua difesa. Ricordate le parole sante del video messaggio all’Expo: “Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo ‘custodi’ della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di morte e distruzione accompagnino il cammino di questo nostro mondo!”. O l’ultimo appello all’Angelus, domenica scorsa, quando tuonò: ”Seguo con viva attenzione i lavori della Conferenza sul clima in corso a Parigi, e mi torna alla mente una domanda che ho posto nell’enciclica Laudato si’: ‘Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo?’. Per il bene della casa comune di tutti noi e delle future generazioni, a Parigi ogni sforzo dovrebbe essere rivolto ad attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e, nello stesso tempo, a contrastare la povertà e far fiorire la dignità umana. Le due cose vanno insieme: attenuare gli impatti dei cambiamenti climatici e contrastare la povertà”.

E ricordate chi lanciava gli Sos inascoltati negli ultimi fallimentari vertici mondiali sul clima? Capi di Stato, ministri e sherpa avevano a che fare, con il massimo rispetto, con Al Gore e i guerrieri della Rainbow Warrior di Greenpeace, con gli esperti dell’ambientalismo internazionale e gli studi di Jeremy Rifkin o le suggestioni di Naomi Klein di “No logo”, con pensatori e pensatrici dei movimenti terzomondisti e anti-liberisti. Oggi il riferimento, anche degli economisti, è Francesco, è la sua enciclica “Laudato sii. Sulla cura della casa comune” che avrà lo stesso impatto storico che ha avuto la “Rerum Novarum” sul piano sociale perché la sua lettura radicale dell’emergenza ambientale e della crisi chiama in causa direttamente la politica e i modelli economici ormai obsoleti.

E’ il Papa che con forza sta pressando in queste ore chi ha il potere di decidere a Parigi per fare ogni sforzo e mettere la faccia e la firma sull’accordo vincolante per ridurre le emissioni di gas serra. La chiesa non si nasconde più. E’ una buona notizia che sia entrata mesi fa, a gamba tesa, nei negoziati della diplomazia climatica. Quando mai si erano visti tutti i cardinali del Pianeta avanzare “Una proposta politica in 10 punti”, che chiede ai paesi membri dell’Onu: “La completa decarbonizzazione dell’economia entro la metà del secolo, la limitazione dell’aumento della temperatura globale e la speciale attenzione alle popolazioni più povere che sono le più danneggiate dai cambiamenti climatici. Non c’è più tempo da perdere e servono risultati concreti e non parole”.

Francesco cambia anche i dogmi della Chiesa cattolica che finora guardava alla cultura ecologista con qualche sospetto s ia perché toccava i sacri tabù dell’antropocentrismo nel dna nella tradizione cristiana o del concetto stesso di natura, sia perché in parte è stata compromessa e collusa con inquinatori e speculatori, sia perché gli eventi catastrofici naturali sono sempre stati relegati ai capitoli “colpe dell’uomo” e “mano purificatrice di Dio”. Le catastrofi, nella loro imprevedibilità, hanno sempre favorito credenze, superstizioni, rituali magici e propiziatori, imposto punizioni corporali, penitenze, digiuni e sacrifici attraverso le quali la chiesa cattolica (come tutte le religioni) immaginavano l’unica possibilità di evitarli. Erano associate alla morte di Gesù, al martirio dei santi e alle persecuzioni dei cristiani, erano la manifestazione della collera di dio offeso dai peccati dell’uomo. Questo bagaglio di credenze ha segnato in profondità la nostra cultura, limitando la reazione. La vera rivoluzione di Francesco è non trovare più i rifugi o le giustificazioni nell’altrove, ma anche qui ed ora nelle scelte dei governi del mondo. La visione di questo pontefice è chiara, è il suo duro j’accuse lanciato a settembre all’Onu.

Speriamo che questo Papa ecologista faccia il miracolo e, come dicono i sacerdoti, illumini i grandi della terra. Che domenica, da Parigi, arrivi il segnale di svolta radicale. Il fatto è che la crescita selvaggia ha un limite naturale, oltre il quale c’è la Pechino di oggi, una metropoli con 22 milioni di abitanti da ieri chiusa causa avvelenamento dell’aria.

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