Il mondo futuro che verrà, forse

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Per la maggior parte del tempo le auto in nostro possesso rimangono ferme. Se va bene vengono utilizzate poche ore

La sharing economy si basa su due leve. La riduzione delle intermediazioni grazie a diverse piattaforme tecnologiche che mettono in relazione diretta chi offre e chi richiede un bene o un servizio.

E, forse soprattutto, l’aumento dello stock di beni disponibili o, se preferite, un maggiore tasso di utilizzazione dei beni già esistenti… Il fenomeno più noto è forse quello delle piattaforme “bed and breakfast”, che offrono a ogni possessore di una camera in più di offrirla a pagamento a un potenziale cliente. Ma provate a pigliare l’attuale parco auto in circolazione. In circolazione si fa per dire. Per la maggior parte del tempo le auto in nostro possesso rimangono ferme. Se va bene vengono utilizzate poche ore.

Se il car sharing la condivisone della stessa auto in tempi diversi , fosse pienamente utilizzato, una grandissima parte delle auto risulterebbe inutile. Pensate di fare su scala globale quello che si fa in famiglia distribuendo l’uso delle auto possedute, normalmente minore del numero dei membri della famiglia. Magari, in caso di necessità, ci si da un passaggio. E allora aggiungete alla condivisione anche l’autostop via internet, quello che già fa Blablacar, reso facile dalle piattaforme degli smart phone.

L’auto diventa uno strumento e non un bene da possedere, il viaggio un servizio al costo più basso. Si liberano spazi enormi nelle città e nei bilanci familiari. L’industria automobilistica andrà in crisi? Probabile fra un po’ d’anni dopo che avrà esaudito la richiesta di parti del mondo ancora con stock insufficienti. Ma nel frattempo forse saranno arrivate le auto senza guidatore. E un nuovo ciclo inizierà.

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