Il mio sfogo contro quel No con i tappi di cera nelle orecchie

Referendum
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Siamo la prima generazione che invece di schierarsi con i coetanei per il cambiamento si schierano con settantenni che hanno avuto per anni in mano il Paese

Siamo onesti, invecchiare non è piacevole per nessuno ed ancora meno dev’esserlo per chi – in virtù d’un incarico politico di primo piano – ha passato i migliori anni della propria vita tra riflettori, penne frenetiche che annotano dichiarazioni e flash di fotocamere che ti accecano per qualche secondo. Col tempo però i taccuini diventano registratori, i registratori iPhone e sono sempre meno i giornalisti che s’accalcano per sapere cosa pensi, cosa credi, che progetti hai.

Resta qualche invito cortese a dibattiti autoreferenziali, i ripianti che tutti abbiamo dentro ed il potere che ti sfugge dalle mani come sabbia sottile quando il vento soffia forte.

Un bel giorno poi arriva questo quarantenne che in due anni fa più riforme di quante tu ne abbia pensate nelle precedenti due decadi, anni di potere che magari ti son volati ma che devono esser sembrati eterni a chi aspettava quella riforma, quel lavoro, quel diritto civile. Dovresti amare davvero tanto il tuo Paese per accettare tutto questo, per mettere la tua esperienza al servizio del nuovo piuttosto che per ostacolarlo in favore di quel tuo ego affamato.

Sulla base di quale illogico ottimismo dovremmo pensare che tu possa esimerti dal dichiarare guerra a chi sta dimostrando che un governo diverso era possibile e che i limiti erano tuoi, non del tuo Paese? Fino a qui però tutto è tristemente consueto, quello che mi fa chiedere quando l’evoluzione abbia così drasticamente invertito il senso di marcia è confrontarmi con i tanti coetanei che vivono di bufale, di approssimazione, di sentito dire.

Sono i giovani – concetto quanto mai elastico ed abusato nel nostro Paese – che pagano volentieri 15€ un cocktail annacquato ma trovano assurdo spenderne uno per acquistare un quotidiano. Indignati da divano e leoni da tastiera, appassionati polli d’allevamento davanti all’omologazione del web o del più trito reality, anonimi discepoli del sacro Blog al servizio del politico che urlerà più forte la bugia più grande.

Volevate una rivoluzione generazionale? Ecco fatto, siamo la prima progenie della storia che invece di sostenere i propri coetanei si allea col nulla urlato ed i settantenni che per vent’anni hanno tenuto il Paese nella palude. Come pretendere d’altronde che chi confonde il congiuntivo con un’infiammazione dell’occhio, chi litiga con Umberto Eco ignorando che sia morto da quasi un anno, chi dopo un terremoto – invece di pensare ai tesori distrutti ed alle vite umane perdute – s’indigna per la magnitudo falsificata da Renzi, possa poi esprimersi consapevolmente sulla Riforma costituzionale? È chiaro che, nella migliore ipotesi, ripeterà a memoria qualche frase fatta di Travaglio o di Grillo.

Da settimane sono in strada con i volontari d’un comitato civico che promuove tavoli tematici e confronti sul merito e, oltre ai tanti cittadini desiderosi di cambiamento, mi ritrovo a gestire tanti scontri frontali con locomotive d’approssimazione alimentate da ciocchi di sospetto: se voti Sì sei pagato, amico di Renzi, vicino alla massoneria, al Bilderberg, alla banche, al diavolo. Sei il diavolo. E parlare con uno che ti crede il diavolo sposta la conversazione in un medioevo politico da cui non esci, anche se gli fai leggere – riforma alla mano – l’articolo di legge in questione la migliore risposta che puoi aspettarti è “parli bene ma ci dev’essere qualche trappola”.

Ed è mentre vedi il valvassino allontanarsi seminando like sul suo campo minato di Facebook e mangime secco ai suoi uccellini ciechi di Twitter che pensi a quanto – contro questi No dai tappi di cera nelle orecchie – lottare per un Paese più consapevole, giusto e forte sia la cosa più bella che puoi fare.

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