Il meglio è nemico del bene, lo sapevano anche i padri della nostra Costituzione

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Il bicameralismo paritario fu introdotto su iniziativa di De Gasperi che cambiò idea per la paura di una maggioranza comunista

Il punto di partenza per la Riforma costituzionale va ricercato nel contesto nel quale è stata elaborata e deliberata. Solo così possiamo ritrovare lo spirito della Costituzione, che, ancora oggi, ci parla, basta saperlo ascoltare. Dopodiché ognuno potrà avere le sue idee, ma nel rispetto di quello che è stato e senza pregiudizi.

Dall’elezione dell’Assemblea costituente il 2 giugno 1946 all’entrata in vigore il primo gennaio 1948, la situazione internazionale del dopoguerra influenza molto la politica italiana e, per dare conseguenza ai Patti di Yalta e un segnale tangibile verso il fronte atlantico, De Gasperi nel 1947 estromette le sinistre dal governo e propone il bicameralismo paritario. La posizione della Democrazia Cristiana, fino a qual momento, era quella di una seconda camera delle regioni e la condivisibile spiegazione di Giuseppe Dossetti (intervistato da Leopoldo Elia e Pietro Scoppola nel 1984) lega la proposta di De Gasperi ad una “ossessione del passaggio alla maggioranza del Partito Comunista”.

Dall’altra parte, leggendo gli interventi in Assemblea costituente, emerge come il Partito Comunista fosse orientato verso il monocameralismo e abbia accettato il bicameralismo solo per senso di responsabilità. Del resto lo stesso Togliatti, al congresso del PCI del 1948, si espresse affermando che la DC e le forze conservatrici sono riuscite a introdurre una serie di misure con “l’esclusivo intento di porre ostacoli e barriere a un’Assemblea di rappresentanti del popolo[…] che volesse marciare sulla via di un profondo cambiamento del Paese, applicando nei fatti le promesse della Costituzione”.

Il costituzionalista Costantino Mortati, relatore in Assemblea costituente della parte che riguardava il Parlamento, già da subito evidenziò la necessità di una differenziazione tra le due camere e successivamente (in un’intervista del 1973 alla rivista “gli Stati”) affermò che il cambiamento è necessario perché il Senato è diventato un “inutile doppione” della Camera.

Anche il Presidente dell’Assemblea, Umberto Terracini, in un libro intervista del 1978, rispose così a una domanda sulle modalità di miglioramento del lavoro del Parlamento: “Abolire una delle due Camere”. Ancora più chiaro Meuccio Ruini, Presidente della Commissione dei 75 incaricata di elaborare la proposta di Costituzione, nel suo discorso del 22 dicembre del 1947 affermò che la prima parte della Costituzione era da considerare un vero successo, mentre la seconda avrebbe “presentato gravi difficoltà”.

Nessuno può dire quale sarebbe stata oggi l’opinione di Dossetti, Mortati, Togliatti, Terracini o di Ruini. Possiamo, però, affermare con certezza che l’idea dell’intangibilità della seconda parte della Costituzione, non fa parte del patrimonio culturale lasciato dai padri costituenti.

Possiamo anche aggiungere che, nonostante l’alto valore della nostra Carta costituzionale, ci furono comunque intellettuali che rimasero piuttosto freddi verso il risultato emerso, Pietro Calamandrei parlò di “mancanza di chiarezza” e Benedetto Croce la considerò debole quanto a “coerenza e armonia”. Tranciante la lettera di Gaetano Salvemini a Ernesto Rossi del 1947: “Ho letto il progetto della nuova Costituzione. È una vera alluvione di scempiaggine. I soli articoli che meriterebbero di essere approvati sono quelli che rendono possibile emendare o prima o poi questo mostro di bestialità”.

Anche della Riforma attuale molti intellettuali hanno detto, o potrebbero dire, altrettanto: poteva essere fatta in maniera migliore. Forse è anche vero, ma il meglio è spesso nemico del bene. Non ci dobbiamo domandare se la Riforma è perfetta, ammesso che esista la perfezione, il punto è se, nello spirito della Costituzione, aiuta a risolvere i problemi che il Paese trascina con sé da tanti anni. L’alternativa è ripartire da capo, discutendo su quale sia la soluzione migliore, senza trovarla.

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