Il meccanismo sbagliato di quelle primarie

Gran Bretagna
epa04887639 Candidate for the British Labour Party leader, Jeremy Corbyn during a press conference at Ealing Town Hall in west London, England, 17 August 2015. The labour leadership election will be announced on Saturday 12 September 2015. Jeremy Corbyn is one of the contenders in the British Labour Party leadership campaign, other candidates are Andy Burnham, Yvette Cooper, and Liz Kendall.  EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

Se nelle primarie del partito laburista britannico avessimo avuto un’affluenza quasi dieci volte più alta di quella che c’è effettivamente stata, e avessero votato 3 milioni di persone, Jeremy Corbyn avrebbe vinto?

Nel 2010 le primarie per l’elezione del leader del partito laburista britannico furono primarie chiuse, riservate agli iscritti al partito e agli iscritti alle organizzazioni sindacali affiliate al partito. I votanti raggiunsero quota 374 mila.Le primarie conclusesi ieri sono state invece primarie aperte. Potevano partecipare gli iscritti al partito, gli iscritti alle organizzazioni sindacali affiliate al partito e i simpatizzanti che si fossero registrati entro metà agosto pagando 3 sterline. I votanti sono stati 422 mila, pari al 4,5% dei circa 9,3 milioni di elettori laburisti alle elezioni politiche del maggio scorso. Rispetto al 2010 hanno votato in più 48 mila persone in più, circa il 13 per cento.

Nel novembre 2006 il partito socialista francese scelse il proprio candidato per le elezioni presidenziali dell’anno successivo con primarie chiuse: ebbero diritto al voto solo gli iscritti al partito.I votanti furono 180 mila. Cinque anni dopo, nell’ottobre 2011, il partito socialista francese decise di selezionare il candidato con primarie aperte e dette diritto di voto a tutti coloro che si dichiarassero elettori socialisti senza obbligo di preregistrazione. I votanti furono 2 milioni 650 mila al primo turno e 2 milioni 860 mila al secondo turno, pari al 45% degli elettori socialisti alle ultime elezioni politiche. Nel dicembre 2013, alle primarie aperte del Partito Democratico, anch’esse tenutesi senza preregistrazione obbligatoria, i votanti furono 2 milioni e 800 mila, pari a circa il 33% degli elettori del Pd. Se nelle primarie aperte del partito laburista britannico ci fosse stata una partecipazione di tipo francese o italiano, cioè pari a circa il 35-40% dei voti raccolti nelle ultime elezioni politiche, i votanti sarebbero stati tra 3,2 e 3,8 milioni. Questi dati rendono indispensabili alcune domande.

Se nelle primarie del partito laburista britannico avessimo avuto un’affluenza quasi dieci volte più alta di quella che c’è effettivamente stata, e avessero votato 3 milioni di persone, Jeremy Corbyn avrebbe vinto? E con questo distacco? Qual è stata la causa di un’ affluenza relativamente modesta? È stata l’obbligo di preregistrazione in conseguenza del quale si poteva votare fino al 10 settembre ma ci si doveva iscrivere entro il 12 agosto? Oppure l’incapacità del partito, o meglio dei concorrenti, a suscitare una grande mobilitazione attorno a se stessi e alle primarie? Quanto ha pesato il fatto che non fossero in competizione personalità di punta del Labour come Umunna e David Miliband? Quanto ha pesato il fatto che le piattaforme degli avversari di Corbyn non fossero sufficientemente adatte ai tempi da costituire un argine al tafazzismo opposizionista con ulteriore allontanamento dal blairismo già sconfessato con esisti funesti da Ed Miliband? Di certo c’è che Corbyn è un candidato che si può ragionevolmente considerare poco rappresentativo del complesso degli elettori laburisti e ancor meno della maggioranza degli elettori britannici. Resta da vedere se saprà sorprendere. Tsipras c’è riuscito. Ma era al governo e perché si è ritrovato a prendere decisioni delicatissime in un Paese allo stremo.Corbyn agirà in un contesto di tutt’altra natura. Essendo il capo dell’opposizione, nessuno potrà dare prova certa del fatto che le sue proposte sono per metà irrealizzabili e per metà così anacronistiche che, ove mai fossero attuate, produrrebbero conseguenze opposte a quelle prospettate.

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