Il Mattarellum 2.0 non garantisce la governabilità

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La proposta di una nuova legge elettorale sembra dettata dalla paura nei confronti di una possibile sconfitta elettorale

Il dibattito sulla legge elettorale pare essere eterno e mai del tutto concluso, trovando improvvisi rilanci e accesi conflitti. L’Italicum, divenuta legge nel maggio dello scorso anno e dal primo Luglio scorso pienamente utilizzabile per l’elezione della Camera dei Deputati, è stata messa in discussione da una parte della minoranza del Partito Democratico. L’accusa riguarda principalmente il premio di maggioranza che viene attribuito alla lista più votata al primo turno se supera il 40% o se vince il ballottaggio.

E’ proprio, infatti, quest’ultimo elemento a essere criticato, soprattutto in relazione alle scorse elezioni amministrative, che hanno visto il Movimento 5 Stelle trionfare in quasi tutti i ballottaggi che li vedeva coinvolti. Una scelta, quindi, che al di là di tutte le giustificazioni teoriche, sembra dettata dalla paura nei confronti di una possibile sconfitta elettorale, prendendo tra l’altro come esempio un’elezione completamente differente rispetto a quella di carattere nazionale.

Così il 19 Luglio, alcuni esponenti della minoranza Dem come Speranza, Fornaro e Giorgis hanno presentato quella che, a parer loro, dovrebbe rappresentare un giusto compromesso fra la governabilità e la rappresentanza, una sorta di Mattarellum 2.0 con collegi uninominali a turno unico, un premio di maggioranza alla prima forza nel Paese solo nel caso di superamento di una determinata soglia e un diritto di tribuna ai partiti meno votati.

Una legge elettorale, però, che non tenendo assolutamente conto della situazione tendenzialmente tripolare italiana, non assicurerebbe la certezza della vittoria la sera delle elezioni e che, quasi sicuramente, costringerebbe i partiti ad attuare compromessi post voto. La proposta, dunque, mette in luce la scarsa attenzione prestata all’impopolarità dei ‘’compromessi di palazzo’’, che, a fasi alterne e soprattutto nella Seconda Repubblica, hanno contribuito a realizzare l’immagine di una classe politica opportunista, trasformista e lontana dalle necessità dei cittadini.

Compromessi, che in ogni caso, sono sempre difficili da realizzare, come dimostra la Spagna, che dopo due elezioni in sei mesi non ha un nuovo governo. Al di là di considerazioni sulla legislazione elettorale, però, stupisce l’atteggiamento di una minoranza dem, che, nonostante aver votato già l’Italicum, lancia una proposta consociativa, costringendo alle ‘’larghe intesi’’ perenni nel caso migliore. Il passaggio dall’antiberlusconismo e dal bipolarismo all’odore stantio di Pentapartito, del resto, appare breve, anche se molto ipocrita.

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