Il Manifesto è dei suoi giornalisti

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Avere salvato una testata che è patrimonio della sinistra e del giornalismo democratico italiano dimostra, ancora una volta, la grande forza ideale e professionale della testata

Una bella notizia per il giornalismo: la cooperativa del Manifesto è ridiventata proprietaria del cento per cento della testata, dell’archivio e del dominio internet del giornale. E belle le parole con le quali Norma Rangeri ha commentato il fatto: “La notizia è semplice, straordinaria, emozionante: siamo tornati padroni del Manifesto”.

Ci sono voluti tre anni d’impegno e di sudore per raggiungere l’obiettivo che la redazione, caparbiamente, ha voluto. Avere salvato una testata che è patrimonio della sinistra e del giornalismo democratico italiano dimostra, ancora una volta, la grande forza ideale e professionale della testata. Perché di un vero salvataggio dalla liquidazione coatta si tratta. Cioè hanno dovuto ricomprare un giornale che era di loro e che è tornato, per fortuna, a esser di loro. La compravendita è stata conclusa per un importo pari a 900 mila euro più Iva.

In una campagna di autofinanziamento avviata nei mesi scorsi, i lettori del Manifesto hanno contribuito con donazioni per un importo pari a oltre 470 mila euro, mentre i lavoratori del giornale si sono auto-tassati per un importo pari a 120 mila euro più la rinuncia alla quattordicesima. La liquidazione coatta amministrativa della vecchia cooperativa editrice era iniziata nel febbraio del 2012. Il primo segnale di svolta era arrivato subito dopo, nel gennaio del 2013 quando, dopo che i commissari liquidatori avevano decretato la cessazione delle attività, la grande maggioranza dei giornalisti e dei poligrafici aveva dato vita a una nuova cooperativa, che aveva editato il giornale, affittando la testata a un canone di 26mila euro al mese “impegnandosi” , “fin dall’inizio, a non perdere un giorno in edicola e a riacquistare gli asset in liquidazione per tornare ‘padroni’, come in passato, di un giornale nazionale indipendente e non-profit autogestito dai lavoratori”.

In una nota, oltre che nell’editoriale del giornale, si sottolinea la rilevanza dell’atto: “Si conclude così un periodo straordinario durato quattro anni, di lavoro tenace e silenzioso, con un risultato senza precedenti in Italia : una cooperativa autogestita dai lavoratori è riuscita a recuperare e riacquistare una testata fallita con le sole forze della redazione e dei lettori. Il manifesto ha chiuso il bilancio 2015 con un utile netto post-imposte di 515mila euro, utilizzati per comprare la testata e rilanciare il giornale”. In bocca al lupo.

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