Il magma del No ha un suo colore

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Tra una iniziativa e l’altra a sostegno del Sì, mi sono fatto un giro dalle parti del celebre «magma del No». E quello che ho visto non mi ha affatto rassicurato

Secondo Pier Luigi Bersani, intervistato il 22 ottobre da Repubblica, «serve anche un pezzo di sinistra che metta i piedi nel magma del No e cerchi di interpretarlo». Può darsi, non so, non ne sono sicuro. Tuttavia, tra una iniziativa e l’altra a sostegno del Sì, mi sono fatto un giro dalle parti del celebre «magma del No». E quello che ho visto – in tutta franchezza e nel rispetto delle attuali opinioni di Bersani – non mi ha affatto rassicurato.

Qualche sera fa mi è capitato di partecipare ad un talk show molto popolare, in onda ogni sera su Rete Quattro. Una trasmissione normalmente esplicita nel dar voce a sentimenti e umori di una destra culturale e sociale prima ancora che politica. Quella, per intendersi, che non teme di dirsi ostile all’accoglienza dei profughi e favorevole al ricorso privato alle armi come strumento di difesa dal crimine. La classica trasmissione «difficile» per chi ha idee e posizioni progressiste, probabilmente non molto seguita dal tradizionale elettorato del Pd. E tuttavia una trasmissione da non demonizzare e dove essere il più possibile presenti, anche per dare argomenti e informazioni utili ad un pubblico al quale normalmente facciamo fatica ad arrivare. Si parlava anche in quel caso di immigrazione, e tra gli ospiti con cui discutevo vi erano la deputata di Forza Italia Daniela Santanchè e il giornalista Roberto Poletti.

Confesso che non mi ha stupito troppo ascoltare la Santanchè dirsi spaventatissima dalla possibilità che in un certo comune veneto arrivasse qualche decina di profughi, e neanche sentirla bollare come «legge truffa per i falsi minori» il sacrosanto provvedimento che la Camera dei Deputati ha appena approvato per dare finalmente tutela e protezione ai rifugiati bambini che arrivano sulle nostre coste dopo avere perso i genitori nella fuga dalle zone di guerra.

Se non fosse che ad un tratto, mentre ci si accapigliava su immigrati e dintorni (come previsto dalle regole di quel talk show), Poletti ha estratto un enorme matitone giallo annunciando con grande enfasi che «gli italiani tra pochi giorni potranno finalmente votare al Referendum e il loro No sarà anche una risposta alle scelte disastrose di questo governo sull’immigrazione».

Roberto Poletti è ovviamente libero di dire quello che crede, compresa la facoltà di collegare ambiti molto distanti tra loro come le politiche per l’immigrazione e le riforme costituzionali. E tuttavia mi sono chiesto, assistendo a questo piccolo spettacolo allestito dalla Santanchè e da Poletti dentro il più grande show di Rete Quattro, se gli esponenti del Partito Democratico che anche in questi giorni si stanno attivando per il No al referendum siano davvero consapevoli della posta in gioco. E quindi se siano coscienti che la loro mobilitazione pubblica, accompagnata dal peso della loro storia personale, è una mobilitazione che si muove in uno spazio e in una direzione che non pare essere quella di una sinistra che si interroga criticamente sull’operato di questo governo. Uno spazio e una direzione, al contrario, dove l’egemonia politica e culturale appartiene saldamente ad una destra che non si nasconde (d’altra parte, perché dovrebbe?) e che si prefigge con assoluta chiarezza di bloccare l’evoluzione civile del nostro Paese sui temi più sensibili del nostro essere una comunità nazione. È vero, del composito fronte del No fanno parte associazioni e movimenti come l’Anpi e la Cgil che hanno rappresentato e ancora rappresentano punti fermi non discutibili della sinistra italiana.

Ma chi ha una formale responsabilità politica dentro il Partito Democratico – anche nella sua forma parlamentare – non dovrebbe forse riflettere con maggior rigore e attenzione sugli esiti politici di una mobilitazione che non può essere solo personale e che, qualora risultasse in una maggioranza di No, non potrebbe che essere letta come la vittoria di quella destra, di quegli argomenti, di quelle bandiere?

Detto ancora più esplicitamente: il giorno dopo una vittoria del No – improbabile, contrastabile, non auspicabile – il vero vincitore sarebbe Pier Luigi Bersani o Daniela Santanchè?

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