Il leader che non c’era

M5S
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Casaleggio, la sua mistica del futuro, lo chiamavano “guru” perché era indecifrabile

“Dunque lei è il guru?”, chiese Giorgio Napolitano a Gianroberto Casaleggio nella prima e unica visita che i due capi del M5S – lui e Grillo- fecero al Quirinale all’allora capo dello Stato. Chissà quale “chimica” si creò – se si creò – fra il super-politico Napolitano e l’enigmatico Casaleggio: a suo modo, dovette trattarsi di una scena emblematica di un passaggio d’epoca, perché due uomini politici così diversi è difficile immaginare.

Casaleggio, il guru dove l’altro, Grillo, era il fool, in senso shakespeariano. Casaleggio, la mente, l’altro il corpo. Casaleggio, la mistica, Grillo, la ciccia. Casaleggio, ombroso, Grillo, la risata. Di Grillo si sa tutto, l’attore si esibisce in pubblico, e peraltro la sua non pare personalità troppo complessa. Ma di Casaleggio si sa poco. Diciamo la verità: non si capisce se sia stato una specie di genio o un abile venditore.

Come al solito, probabilmente la verità sta nel mezzo. Dire un genio è troppo, ma certo Casaleggio era una persona di cultura, un visionario nel senso “politico” del termine, una specie di “francofortese” – si parva licet – dei nostri giorni, certamente uno che aveva visto la fine di un certo mondo e soprattutto di quella relazione fra uomini e cose tipica del Novecento. E sul piano politico aveva sentito che le strutture, anche qui, del secolo scorso non sarebbero più tornate.

Non era di sinistra, non era di destra, non era di centro: proprio come l’epoca che, secondo lui, si spalanca ora davanti al mondo. Il suo Movimento 5 Stelle forse sta assumendo le sembianze dei partiti tradizionali e se così alla fine sarà la cosa non gli sarebbe piaciuta. Ma non lo sappiamo con esattezza cosa dicesse ai suoi, che linea impartisse. Quello che sappiamo è che il suo M5S deve prendere il potere. Per farne cosa, si vedrà. Per ora è sufficiente sottrarlo agli altri.

C’è stata dell’ingenuità nella visione di Casaleggio? Forse sì. C’è stata sicuramente una specie di ansia poetica, o estetica, molto misteriosa peraltro, una mistica del futuro che ha segnato il suo non-essere leader politico. ed è stata per questa indecifrabilità che tutti, sbrigativamente, lo chiamavano “guru”, che vuol dire tutto e vuol dire niente. Un personaggio unico, Gianroberto Casaleggio, portato via troppo presto, un leader che non c’era ma c’era eccome.

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