Il lanciafiamme di Renzi? La voglia di cambiare è più forte delle finte polemiche

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In barba alle polemiche di chi grida tanto perché nulla cambi, bene farà il segretario Renzi ad usare il lanciafiamme, il carroarmato, la scimitarra e le mosse di karate

Non so se, in queste ore, a farmi ridere di più sia la polemica sulla parola “lanciafiamme” usata da Matteo Renzi oppure la memoria corta di molti.
La prima…no forse la seconda.
Facciamo entrambe.
Beh, non potrebbe essere altrimenti.
Come non sorridere davanti alle banali sottigliezze fatte nei confronti di un unico termine.
Come non amareggiarsi davanti all’improvviso vuoto di memoria di colleghi di partito, vecchi e nuovi.
Perché se è vero che il lanciafiamme distrugge, cosa dire della paralisi politica che esiste e persiste in alcuni territori?
No, non mi riferisco al post elezioni. Magari fosse quello il problema.
Il problema è che per arrivare a prendere il lanciafiamme, significa che un Pd bloccato, in alcune parti d’Italia, esiste da tempo.
Troppo tempo.
Ne sappiamo qualcosa noi, nuova generazione, che nei circoli, nei banchetti, nei nostri comuni proviamo a muoverci lottando contro gli avversari esterni e, ahimè, anche interni.
Lo sappiamo bene, e lo diciamo da tempo.
Non per criticare o lamentarci, ma per poter urlare forte che “così non va bene, ma noi ci siamo”.
Ci siamo e ci saremo, sempre. Ma non possiamo permettere che la nostra passione si spenga.
Come non deve spegnersi
la nostra voglia di cambiare le cose, voglia che non deve mai mancare, a 20 come a 60 anni.
Quindi, in barba alle polemiche di chi grida tanto perché nulla cambi, bene farà il segretario Renzi ad usare il lanciafiamme, il carroarmato, la scimitarra e le mosse di karate.
I cittadini ci hanno fatto capire che vogliono un partito più rappresentativo, lontano dai vecchi schemi e da qualunque dietrologia.
Perché all’antipolitica dei blog e delle ruspe, si risponde con idee, volti e progetti.
E noi ci siamo.

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