Il Jobs Act funziona, ora ecco le altre riforme che servono

Lavoro
Una veduta interna dello stabilimento di Fincantieri (Monfalcone) in occasione della cerimonia di inizio dei lavori della nuova nave da crociera Msc Seaside, 22 Giugno 2015. ANSA/ KATIA BONAVENTURA

La ripresa dell’occupazione dà speranza, ma aprire un’impresa in Italia è ancora troppo difficile

A maggio 2015 il ministero del Lavoro ha rilevato circa 185.000 contratti di lavoro in più. Oltre 30.000 persone sono passate da contratto a tempo determinato a quello indeterminato. E questa è una buona notizia. Dei 934.258 contratti attivati a fronte di 749.551 cessazioni di rapporto di lavoro, “solo” il 19%, però, risultano contratti a tempo indeterminato, la stragrande maggioranza sono nuovi contratti a tempo determinato (643.032).

I dati ultimi del ministero, sul mercato del lavoro, aggiunti a quelli di settimana scorsa dell’Istat, fanno intravedere un trend positivo. Secondo l’istituto di statistica, nel secondo trimestre del 2015 il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,6% rispetto al primo trimestre. Tuttavia, la tendenza è ancora troppo debole per parlare di vera e propria crescita. Sicuramente il Jobs Act del governo ha iniziato ad invertire la tendenza negativa di questi anni.

Questi dati possono confortarci? Sicuramente possono dare un segnale di speranza per la ripresa economica del paese. La politica, però, non può vivere di sola speranza e fiducia nel futuro. Forte è il bisogno di riforme strutturali e dobbiamo muoverci in tempi rapidi. La Grecia è dietro l’angolo. Si possono fare tutti i convegni possibili, tuttavia, ad oggi, l’unico modo per diminuire la disoccupazione è generare posti di lavoro.

I posti di lavoro, purtroppo, non si creano solamente con una buona contrattazione tra sindacati e imprenditori, ma servono riforme a 360 gradi che possano dare energie e forze a quei pochi giovani che hanno ancora fiducia nel futuro e in questo paese, e il solo Jobs Act non può fare miracoli.

Avete 30 anni? Volete mettere a frutto i lunghi anni di studio intrapresi? Bene. Provate a dare vita a un’impresa. Sarà veramente una impresa! Innanzitutto, prima di aprire una attività in Italia, dovete essere “laureati in giurisprudenza” e contemporaneamente in economia, senza aver saltato (però) la lezione di “Raja Yoga”. Bisogna vestirsi da Gandhi o da San Francesco (in base al proprio credo) ed essere pronti alla santità. Aprendo qualsiasi attività, i primi 6 mesi dell’anno (e oltre), lavorerete per pagare il fisco. Da luglio in poi, ecco il vostro guadagno effettivo. Evitare cause con fornitori o clienti: in Italia ci vogliono oltre 900 giorni per arrivare alla sentenza di primo grado. In Germania, Francia, Usa e Gran Bretagna ci vogliono circa 300 giorni.

Per creare posti di lavoro e favorire l’imprenditoria in Italia bisogna mettere mano alla legislazione sul lavoro, al fisco, alla giustizia. Tutte cose che questo governo ha iniziato a fare, nonostante le difficoltà. Senza riforme strutturali, il paese non “vola” e la Grecia non è poi così lontana.

 

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