Il Jobs Act degli autonomi, una rivoluzione copernicana per due milioni di professionisti

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Lo statuto prevede la deducibilità totale delle spese legate alla formazione, ricerca, auto imprenditorialità e aggiornamento professionale, riconoscendo finalmente l’intreccio tra formazione e lavoro

Buone notizie. Il Governo ha licenziato lo Statuto dei lavoratori autonomi, il Jobs Act degli autonomi. Nell’ultimo consiglio dei ministri, si è decisa anche l’introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà, individuata come livello essenziale delle prestazioni su base nazionale.

Lo statuto del lavoro autonomo riconosce ad autonomi e professionisti diritti che fino a oggi erano loro negati, perché previsti solo per i dipendenti. Si tratta di una vera conquista, al pari dello statuto dei lavoratori del 1970 dei grandi maestri Gino Giugni e Giacomo Brodolini.

I Giovani Democratici hanno dedicato molte delle loro energie per contribuire a questo risultato, con la rete di Alta partecipazione e con il prezioso lavoro dei giovani deputati impegnati sul tema. Nella nostra ultima assemblea sul lavoro autonomo, “Riapriamo la Partita” a Milano con il sottosegretario Paola De Micheli, chiedemmo la promulgazione dello statuto. Oggi siamo felici di vedere introdotte proposte che in questi anni sono state ideate ed elaborate proprio dalla rete Alta Partecipazione, attraverso un confronto con decine di associazioni e centinaia di migliaia di lavoratori autonomi. Questa la bella politica che cambia la vita delle persone. Sopratutto dei giovani under 40 e delle donne, la parte maggioritaria dei lavoratori autonomi, ordinisti e non.

Lo statuto prevede la deducibilità totale delle spese legate alla formazione, ricerca, auto imprenditorialità e aggiornamento professionale, riconoscendo finalmente l’intreccio tra formazione e lavoro.

Nascono nuovi strumenti: i professionisti potranno accedere ai fondi strutturali europei, come già avviene per le imprese; nei centri per l’impiego nasceranno sportelli dedicati al lavoro autonomo. E poi i nuovi diritti per le mamme: tutte le professioniste e le lavoratrici autonome potranno ricevere l’assegno di maternità per 5 mesi, non più vincolato alla sospensione dell’attività lavorativa, verrà erogato anche se la lavoratrice autonoma, come spesso accade, deve continuare a far fronte agli impegni presi. E anche i papà potranno usufruire di un congedo parentale di sei mesi entro i primi tre anni di vita del bambino. In caso di gravidanza, malattia e infortunio di un lavoratore autonomo che presta la sua attività in via continuativa per un committente, scatterà la sospensione del rapporto di lavoro fino a 150 giorni, senza diritto al corrispettivo. Importante anche il capitolo sullo smartworking, il lavoro svolto senza postazione fissa, per il quale è previsto un trattamento economico non inferiore a quello dei lavoratori dipendenti della stessa azienda e diritto all’assicurazione sugli infortuni.

Il varo dello statuto rappresenta una rivoluzione copernicana in grado di migliorare le condizioni di lavoro e di vita di oltre due milioni di professionisti. È molto, ma non è tutto. Bisogna riprendere il cammino, per affrontare alcune delle questioni eluse, penso alla previdenza e alla competitività del comparto professionale. Dobbiamo riconfermare l’impegno dei GD e Alta Partecipazione insieme alle Associazioni per dare risposte e soluzioni concrete alle istanze del mondi del lavoro della conoscenza

Dario Costantino fa parte dei Giovani democratici ed è il coordinatore nazionale della Federazione degli Studenti

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