Il giornalismo d’inchiesta del Fatto: Lotti era per De Luca

Il Fattone
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Luca Lotti (d), con l'ex sindaco di Salerno e candidato alla presidenza della Campania Vincenzo de Luca, ad Avellino dove partecipa ad una iniziativa politica promossa dal parlamentare irpino Luigi Famiglietti, 10 aprile 2015.
ANSA / MASSIMO PICA

Poteva bastare questo Stefano Graziano? No, e allora si punta su palazzo Chigi

Siccome questo Stefano Graziano, con rispetto parlando, non è nessuno, per rendere un pochino più interessante l’inchiesta sulle infiltrazioni camorristiche nella politica campana il Fatto oggi lancia il sasso, anzi il masso, anzi la montagna: “Come il fido Lotti riempie i vuoti lasciati da Gava e Cosentino”.

Se le parole hanno un senso, “il fido Lotti” sarebbe dunque il nuovo referente politico della camorra, e siccome Lotti è “fido” di Renzi, se ne può dedurre che il governo del Paese è controllato dalla criminalità organizzata.

Ma le parole del Fatto non hanno mai un senso, se non quello di azionare quotidianamente la macchinetta del fango, e purtroppo anche oggi dobbiamo registrare la nostra delusione.

Speravamo in una rivelazione sensazionale, e ci ritroviamo a leggere un avvincente trattato di storia. Si comincia con un saggio di Percy Allum apparso nel 1975 (quando i genitori di Lotti ancora non si erano conosciuti), si prosegue con Nicola Di Muro, “storico sindaco di Santa Maria Capua Vetere” arrestato nel 1993 (quando Lotti aveva undici anni), si conclude con “il più grave scandalo elettorale della Repubblica”, consumatosi nella circoscrizione Napoli-Caserta nel 1987 (quando Lotti si stava iscrivendo alla prima elementare).

E Lotti? Ah già, l’articolo dovrebbe parlare di lui. Possibile che se lo siano scordato? Leggiamo meglio, e finalmente troviamo il suo nome: “Il vuoto lasciato dalla Dc – scrive lo storico del Fatto – lo riempì il berlusconismo di Nicola Cosentino […]. A sua volta, il riempimento del vuoto cosentiniano sta caratterizzando la stagione del Pd di Matteo Renzi, grazie all’operazione di Vincenzo De Luca un anno fa, condotta in prima persona da Luca Lotti, fedelissimo del premier a Palazzo Chigi”.

La non meglio specificata “operazione di Vincenzo De Luca” dev’essere la sua elezione a governatore della Campania, e in effetti è curioso che Lotti l’abbia appoggiata: da un tipo come lui ci saremmo aspettati un endorsement a Stefano Caldoro, il candidato del centrodestra.

Come ha fatto a sbagliarsi? Forse era troppo impegnato con le sue possenti pompe idrauliche nel “riempimento del vuoto cosentiniano”, e dev’essersi distratto.

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