Il futuro iNaples è digitale

Innovazione
epa04588872 A pedestrian walks in front of the Apple Store in Arlington, Virginia, USA, 27 January 2015. Apple's fiscal 2015 first quarter earnings report, due to be released on 27 January, is expected to reflect the sales of the new iPhone 6 and iPhone 6 plus.  EPA/SHAWN THEW

Agli occhi degli investitori l’Italia è oggi un mercato attraente per molti motivi

Gli ultimi giorni hanno portato una doppia importante scossa nel panorama digitale italiano. Il completo finanziamento da parte di Apple di un App Development Center da 600 studenti all’anno, che avrà la sua sede a Napoli, il primo in assoluto in Europa accompagnato da una serie di programmi per sviluppatori iOS in altre zone del nostro Paese che coinvolgeranno mille persone.

C’è poi l’impegno di Cisco per un finanziamento da 100 milioni per la Networking Academy e gli investimenti in venture capital, lo strumento principale di finanziamento per le startup tecnologiche. Sono due grandi successi che arrivano a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro e che dobbiamo considerare non un punto d’arrivo, ma un altro passo sulla via maestra tracciata dal digitale per lo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro Paese. In altre parole, la strada per costruire un futuro di benessere.

Questi risultati testimoniano che attirare i grandi player nel nostro Paese, oggi, non è impossibile: John Chambers e Chuck Robbins lo hanno confermato durante gli incontri a Palazzo Chigi e Tim Cook nel nostro pranzo milanese dopo la sua lezione alla Bocconi. L’Italia è oggi un mercato attraente per molti motivi: l’immagine del Paese è tornata a splendere e gli investitori riscoprono questo tesoro nel cuore dell’Europa e del Mediterraneo. Un tesoro fatto di qualità della vita, innegabile bellezza, altissimo livello del capitale umano. La prima prova del riconoscimento del valore del nostro Paese e delle capacità dei nostri “cervelli” è la concretizzazione del progetto di Apple per l’Italia, reso possibile dall’ottimo livello raggiunto dai nostri sviluppatori. Il mercato nel quale si inseriranno è enorme: secondo le stime più recenti, grazie alle App informazione e comunicazione potranno raggiungere e superare il 5% del Pil.

L’economia delle App che i nuovi sviluppatori andranno ad alimentare è fondamentale: le App contribuiscono attivamente a trasformare il 95% dell’economia tradizionale. Pensiamo per esempio all’Healtcare, con lo sviluppo di sistemi di monitoraggio e di pianificazione sanitaria. O alle applicazioni nel campo del “Internet delle cose”, a partire dall’uso più efficiente dei sistemi di riscaldamento. Le App sono una parte fondamentale della sharing economy, per esempio nei trasporti: permettono la creazione di comunità che condividono i propri mezzi. Sono un volano essenziale per la trasformazione digitale delle città, un tipo di progresso di cui l’Italia, con le sue città e i suoi borghi, è fra i Paesi del mondo che più si potranno avvantaggiare. I cento milioni in tre anni di Cisco, invece, andranno in parte ad aumentare l’attività della Networking Academy, e in parte ad investimenti in Venture Capital. Per competenze, creatività e vivacità della scena delle start-up il nostro Paese è in posizione di primo piano. Mancano invece le risorse economiche. Servono finanziatori che credano nel nostro ecosistema, serve il denaro per portare le nostre start-up a diventare scaleup e, un giorno, “unicorni” e marchi di valore mondiale.

La mancanza di Venture adeguati è il freno che trattiene lo sviluppo della nostra economia digitale. Le nostre start-up hanno motori ben progettati, ma serve benzina. La propensione al rischio da parte dei capitali italiani è da decenni troppo bassa, si è imposta una cultura della rendita sicura contro quella del rischio, anche controllato. In un Paese sano e competitivo una parte, anche relativamente piccola, dei capitali deve venire investita in venture perché è così che si creano posti di lavoro e futuro, senza considerare che i ritorni potenziali negli investimenti di successo sono davvero alti e questo compensa ampiamente il rischio. Il governo ha messo in campo una serie di provvedimenti per migliorare l’ecosistema, i grandi investitori internazionali stanno arrivando. È tempo che anche i capitali italiani facciano la loro parte. Abbiamo ottime carte nella partita che può riportare l’Italia al livello che le compete. Giochiamole con forza, tutte.

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