Il Fatto scopre che l’economia mondiale non esiste

Il Fattone
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Una tesi per spiegare che in ogni caso è colpa di Renzi

Pensavamo, nella nostra provinciale ingenuità, che il mondo fosse interconnesso, che la globalizzazione fosse la chiave della contemporaneità, e che l’andamento dell’economia di un paese dipendesse dall’andamento dell’economia globale. Niente, non è vero niente: ci spiega oggi un brillante economista del Fatto che queste sciocchezze valgono forse per gli altri paesi, chissà, ma di certo non hanno alcun significato in Italia.

“Cambiano i governi, resta la linea: trovare scuse per la ripresa che non c’è” è il titolo del breve saggio, a dire il vero un po’ sacrificato (è uscito in fondo alla pagina 18 anziché, come avrebbe meritato, in prima), che prende le mosse dagli attentati dell’11 settembre e dal governo Berlusconi-Tremonti per sostenere che “la politica italiana pare avere come occupazione principale quella di cercare alibi alle persistentemente deludenti performance della nostra economia”.

E se il crollo delle Torri gemelle non ha influito neanche di striscio sull’andamento dell’economia mondiale (e certo non su quella italiana), figuriamoci se l’Isis ci può dare fastidio. Il terrorismo, per l’audace economista del Fatto, è come il salario negli anni Settanta: una variabile indipendente.

Ne consegue che il rallentamento della ripresa è colpa esclusiva di Renzi e di una “continuità fatta di inganni, autoinganni e spesa pubblica di pessima qualità”. Insomma, sono guai grossi: “Dal 2017 (o forse prima, se qualcosa andasse storto nella congiuntura globale) il parco tematico renziano rischia di rivelarsi per quello che è: un fondale di cartapesta”.

Ma come, esiste una “congiuntura globale”? Se qualcosa “andasse storto” fuori dai confini patrii la nostra economia potrebbe risentirne? Incredibile: anche per gli economisti del Fatto la globalizzazione esiste. Ma soltanto in una parentesi.

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