Il Fatto, Salvini e Grillo contro l’Italia migliore: senza rabbia non avrebbero un lavoro

Il Fattone
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Matteo Salvini, la Casaleggio Associati srl e il Fatto, dopo un breve attimo di sbandamento, hanno ripreso a soffiare sul fuoco nichilista della disperazione

Il terremoto del 24 agosto ha modificato profondamente il clima civile e politico del Paese. Al netto della retorica – che pure svolge una funzione essenziale nella costruzione di una comunità condivisa – e del senso di spaesamento che ogni catastrofe naturale porta con sé, inchiodandoci alla nostra fragile insignificanza al cospetto di una forza – la “natura indifferente”, secondo una fortunata espressione leopardiana – che non possiamo né prevedere né tantomeno controllare, al netto delle frasi di circostanza e del dolore autentico, il terremoto ci ha mostrato e ci sta mostrando un’altra Italia, lontana le mille miglia dalla litigiosità isterica del teatrino politico-mediatico.

Ridotte al silenzio, o quasi, le polemiche compulsive che avvelenano ventiquattr’ore al giorno e sette giorni a settimana la nostra vita pubblica, è percepibile un senso di sollievo, persino di ritrovata serenità (se di serenità si può parlare al cospetto di una strage), come un ritrovarsi convalescenti, se non proprio guariti, dopo una lunga malattia che sembrava non dare scampo – la malattia della guerra civile fredda, dell’odio e del rancore come misura della partecipazione, della rabbia come unica forma di comunicazione.

L’Italia è migliore della sua rappresentazione: non soltanto di quella che ne fanno i giornali e le tv, ma anche, ciò che più conta, del racconto che noi stessi costruiamo senza neppure rendercene conto, registrando e amplificando ogni difetto e ogni malefatta e ogni guaio (e sono tanti) in una spirale depressiva, autolesionista e fintamente consolatoria.

Naturalmente non tutti si adeguano al nuovo clima: Matteo Salvini, la Casaleggio Associati srl e il Fatto, dopo un breve attimo di sbandamento, hanno ripreso a soffiare sul fuoco nichilista della disperazione. “Piano Case, mancano i soldi”, strilla in prima pagina il giornale di Travaglio: “Dopo giorni di voci su progetti miliardari del sisma, il premier deve ammettere che per trovarli dovrà violare le regole”. Che significa questo titolo? Che Renzi è il solito fanfarone parolaio, che promette ciò che non può mantenere, che è un imbroglione.

Ammettiamo che sia così. Ma i miliardi che servono per mettere in sicurezza il Paese, per salvare vite umane e per rilanciare lo sviluppo non sono un favore al governo: sono utili all’Italia – a quell’Italia che si è ritrovata tra le macerie di Amatrice, che vota Pd o M5s o non vota affatto, che non ne può più dell’isteria del circo politico-mediatico, che cerca sollievo e frescura dopo mesi e anni di litigiosità autoreferenziale e claustrofobica. Che il Fatto, Salvini e Grillo provino ad opporsi con tutte le loro energie a questa liberazione collettiva è comprensibile: senza disperazione e senza rabbia non avrebbero un lavoro.

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