Il Fatto nasconde il caso Nogarin sotto il tappeto. E fa male

Il Fattone
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Ecco perché strumentalizzare le inchieste è un errore comunicativo

Il sindaco grillino di Livorno, Filippo Nogarin, sotto inchiesta per la malagestione dell’azienda dei rifiuti? Il Fatto di oggi ha già archiviato la pratica.

Su 24 pagine 24 – quattro delle quali meritoriamente dedicate alla musica pugliese, e una alla “prova costume” – alla vicenda è dedicato soltanto un riquadro di cm 11 x 7, seminascosto sotto una foto di Renzi a pagina 3.

Nessun articolo commenta l’inchiesta, o ne approfondisce i temi, o riporta la polemica in corso fra chi preme per le dimissioni (Casaleggio II, per esempio, ha detto proprio ieri che “se non si dimette rischiamo di perdere le elezioni”) e chi invece invita il sindaco a resistere (a cominciare da Beppe Grillo, improvvisamente improvvisatosi garantista): niente di niente.

La Pravda grillina sceglie il silenzio – e meno male che Travaglio un giorno sì e l’altro pure impartisce lezioni di giornalismo e di libertà all’intero universo conosciuto – e decide di nascondere la notizia ai propri (pochi) lettori, ma la notizia purtroppo esiste, ed esistono anche le reazioni, le conseguenze, gli effetti della notizia.

A cominciare dal M5s, che giustamente s’interroga sul da farsi.

Lasciamo da parte la polemica sul garantismo a intermittenza, le sacrosante denunce della gogna mediatica, il giochino sempre più squallido sul più pulito che ha la rogna, e proviamo invece a trarre un paio di lezioni dalla vicenda livornese. Ad uso della Casaleggio Associati srl e del suo travagliato house organ.

La prima lezione è che strumentalizzare politicamente le inchieste è un grave errore di comunicazione. Il motivo è semplice: chiunque può incappare in un avviso di garanzia, come dimostra la storia italiana dell’ultimo quarto di secolo.

Giocare l’intera partita sull’“onestà” e affidarne la certificazione all’iniziativa di qualunque Pm significa disarmarsi di fronte al proprio stesso elettorato. L’unico risultato del giustizialismo grillino è che oggi una parte crescente dell’opinione pubblica considera i grillini non troppo diversi dagli altri.

Ma se viene meno l’unica, sbandierata specificità del M5s, vengono meno anche le ragioni per votarlo. Il garantismo serve alla buona politica, non ai malfattori.

La seconda lezione è che governare è complicato. L’inchiesta di Livorno coinvolge tanto la precedente amministrazione (Pd) quando l’attuale: il che non significa, qualunquisticamente, che “sono tutti uguali”, ma che i problemi di gestione della cosa pubblica sono complessi, sbagliare è facile, non ci s’improvvisa buoni amministratori (e buoni governanti) soltanto in virtù di una presunta superiorità morale, e la presunta superiorità morale è sempre destinata ad infrangersi contro la babele delle leggi e dei regolamenti e l’attenzione sempre vigile delle Procure.

La terza lezione è che le dimissioni non serviranno a nulla, perché il giudizio è già stato pronunciato. Così vanno le cose in Italia, ed è un peccato per tutti.

Il Fatto, che non manca di intelligenze, dovrebbe riflettere seriamente sulla questione: non nasconderla sotto il tappeto, ma affrontarla con coraggio. E magari cavarne qualche ripensamento.

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