Il Fatto, la gogna mediatica e il rovesciamento della realtà

Il Fattone
Il ministro delle Riforme e Rapporti con il parlamento Maria Elena Boschi in aula alla Camera durante la discussione della mozione di sfiducia individuale presentata da M5S per la vicenda banche, Roma, 18 dicembre 2015. ANSA/ANGELO CARCONI

Numero monografico del giornale foglio grillino dedicato a Maria Elena Boschi, in cui l’ombra (non importa se sia diffamazione o calunnia) è peggio della colpa

Numero monografico del Fatto, oggi, dedicato a Maria Elena Boschi. Come ci si poteva aspettare, il foglio grillino non ha gradito che il Parlamento abbia respinto la mozione di sfiducia grillina al ministro delle Riforme. “La Boschi si vota l’assoluzione” è il titolo d’apertura, accompagnato da un editoriale dell’innamorato deluso Travaglio (“Maria Elena nel Paese delle Meraviglie”) il cui argomento centrale suona così: siccome “i deputati della maggioranza che devono riguadagnarsi la candidatura” hanno creduto al ministro, quel voto di fiducia non vale niente. Il contrario di quanto scrive Antonio Padellaro, il Fondatore: “Forse ha ragione il premier: autogol M5s”, poiché “è stato offerto alla ministra un piedistallo da cui proclamare la propria trasparenza e onestà”. Chi ha ragione? Mah, andiamo avanti.

“L’apologia di Maria Elena, col padre che andava a piedi a scuola e le origini contadine, segna una debolezza”, scrive il comico Alessandro Robecchi. A seguire, ben tre segugi riempiono due pagine con un’inchiestona: “La ministra, il pm e il papà nel piccolo mondo aretino”, salvo poi dover tristemente ammettere che “tra i 13 nomi segnalati da Via Nazionale non figura quello del padre della ministra”.

Più interessante la riflessione di Antonello Caporale (titolo: “La ministra e quell’ombra che non potrà cancellare”), secondo il quale “in politica conta più l’ombra che la colpa”: qui il rovesciamento della realtà è perfetto, e la macchina del fango assurge a unico metro di giudizio politico. Non importa che cosa hai fatto, ammesso e non concesso che tu abbia fatto qualcosa: la “colpa” può anche non esserci – e infatti qui non c’è, come deve riconoscere lo stesso Caporale – ma la condanna è già stata eseguita: soltanto “l’ombra” esiste davvero, e l’ombra è precisamente la diffamazione, la calunnia, la gogna mediatica, la falsificazione costruita ad arte. E purtroppo è proprio così.

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