Il Fatto a caccia del “personaggio più malfamato fra gli italiani viventi”, ma è solo aria fritta

Il Fattone
Peter Gomez con Marco Travaglio (D) al convegno "Partiti per le tangenti", Milano, 20 ottobre 2014. 
ANSA/DANIEL DAL ZENNARO

Un finto scoop rimbalza tra Libero e il Fatto quotidiano, ma la favola finisce subito

Ieri Libero ha raccontato che Flavio Carboni avrebbe incontrato Pier Luigi Boschi dopo la sua nomina a vicepresidente di Banca Etruria. Oggi il Fatto ricopia la notizia (similes cum similibus congregantur) accompagnandola da un editoriale di Marco Travaglio che spiega ai lettori chi è Carboni, “il personaggio più malfamato fra gli italiani viventi”: “già in rapporti con galantuomini del calibro di Francesco Pazienza, del boss mafioso Pippo Calò, di Silvio B., di vari esponenti della Banda della Magliana, di Roberto Calvi e dello stesso Gelli, vanta una sfilza di arresti, una condanna a 8 anni e mezzo per il crac Ambrosiano e un processo in corso sulla P3 per corruzione, associazione a delinquere e associazione segreta”.

Come poteva mancare un simile galantuomo nel pantheon renziano? E infatti eccolo, finalmente tra noi: Carboni “conferma al Fatto di aver conosciuto il padre del ministro Maria Elena Boschi”. Lo avrebbe incontraro, così prosegue il clamoroso scoop, grazie a Valeriano Mureddu, “imprenditore cresciuto a pochi passi da casa Renzi a Rignano sull’Arno e poi stabilitosi ad Arezzo”.

E che si sono detti, che hanno fatto di così terribile “il personaggio più malfamato fra gli italiani viventi” e papà Boschi? L’“uomo chiave”, ci racconta il Fatto, è Mureddu: “è lui che raccoglie la richiesta di Boschi per individuare un nome [per la carica di direttore generale di Banca Etruria] e la porta a Carboni, ed è sempre lui che riceve il nome di Fabio Arpe e lo comunica a Boschi”.

E questo Arpe chi è? Un piduista, un pitreista, uno della Banda deglia Magliana? Come si può leggere nel dizionario biografico di Giorgio Dell’Arti, Fabio Arpe è un “banchiere, manager, amministratore delegato e fondatore di Arpe Group, società di consulenza strategica per le piccole e medie imprese”. Insomma, un professionista perfettamente adatto all’incarico di direttore generale di una banca.

E a Banca Etruria che fanno? Scelgono l’uomo indicato da Carboni a Boschi? Macché. Il 13 agosto 2014 il consiglio d’amministrazione dell’istituto di credito nomina direttore generale Daniele Cabiati, ex dirigente della Popolare di Milano.

Fine dello scoop. Belpietro e Travaglio possono tirare un sospiro di sollievo: anche questa volta hanno fritto un bel po’ d’aria.

 

 

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