Il dolore di una mamma

Dal giornale
FOR USE AS DESIRED, YEAR END PHOTOS - FILE - A paramilitary police officer investigates the scene before carrying the lifeless body of 3-year-old Aylan Kurdi from the sea shore, near the beach resort of Bodrum, Turkey, early Wednesday, Sept. 2, 2015. A number of migrants are known to have died and some are still reported missing, after boats carrying them to the Greek island of Kos capsized. (ANSA/AP Photo/DHA, File) TURKEY OUT

La morte di un bambino sembra dirci che il mondo non può continuare, nei loro sorrisi viaggia il nostro futuro

Quante volte ancora riusciremo a girare la testa dall’altra parte? Quante volte ancora riusciremo a trovare le parole per commentare la morte insensata di un bambino in mare? E adesso che le parole sono finite e che non sappiamo più dove girarci, cosa faremo? Che dolore inaccettabile quei piccoli corpi ingoiati dal mare nero delle nostre allegre vacanze estive e poi risputati su una spiaggia qualunque in attesa che un gesto pietoso li porti via. La contabilità funerea avanza senza pietà. Pietà per questi bambini. Pietà per la nostra umanità ferita che diventa troppo spesso indifferenza. La morte di un bambino sembra dirci che il mondo non può continuare, nei loro sorrisi viaggia il nostro futuro. Sono loro a dare gambe ai sogni e alle speranze. Eppure si va avanti. Il ricordo di Aylan, il bambino siriano morto solo su una spiaggia con la sua maglietta rossa e i suoi calzoncini blu, è già sbiadito nelle nostre coscienze.

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