Il dissesto atmosferico

Ambiente
siccità clima

Il territorio italiano è radicalmente cambiato: sono aumentate le aree occupate da asfalto e cemento e questo non permette alla pioggia di ricaricare le falde acquifire, la nostra sorgente

Arriveranno le piogge e mitigheranno il problema della siccità del nostro paese, ma certamente non lo risolveranno, viste le condizioni del territorio, lo stato dei fiumi e lo spreco continuo della risorsa acqua in Italia. Il tutto in un contesto internazionale in cui ancora non è efficace una strategia che permetta di affrontare efficacemente il surriscaldamento atmosferico, evidente concausa dell’attuale siccità: in questo quadro quello che possiamo prevedere è che, alle nostre latitudini, pioverà ancora meno nel futuro. La piovosità media italiana è sempre stata sopra la media europea, ma già da tempo la gran parte della pioggia evapora quasi immediatamente e non si infiltra, visto come sono mutate le precipitazioni: in una giornata può piovere l’acqua che cinquant’anni fa pioveva in sei mesi. Secondo il CNR-ISAC, dicembre 2015 è stato il più secco dell’intero periodo storico dal 1800 a oggi, con una piovosità minore del 91% rispetto alla media; senza dimenticare che venivamo da un autunno che era stato l’ottavo più asciutto in assoluto.

Nello stesso dicembre le temperature massime registrate sono state le seconde di t ut t i i d ic e m b r e , dopo quelle del 1825, con +2,23°C rispetto alla media; le temperature medie sono state le quarte (+1,57°C); questo dato rafforza il record del 2015 come anno più caldo dell’intera serie storica: primo per media sia come anno solare sia come anno meteo (entrambi +1,42°C rispetto alla media). E quanto più farà caldo tanto più il processo sarà rapido, nonostante l’acqua complessivamente in circolo sia complessivamente sempre la stessa.

D’altro canto, il territorio italiano è radicalmente cambiato negli anni, in particolare sono aumentate le superfici occupate da asfalto e cemento, cioè quelle virtualmente impermeabili. In pratica città, impianti industriali e strade impediscono oggi alle piogge di ricaricare la vera risorsa idrica del Paese, le falde acquifere profonde dove l’acqua si infiltra, scorre e riposa protetta. L’acqua c h e b e v i a m o ogni giorno è, nella gran parte dei casi, quella delle falde sotterranee, piuttosto che quella dei fiumi, come spesso erroneamente si crede. Siccome i tempi di ricarica delle falde sono lunghi, anche una grande quantità di pioggia non si trasferisce immediatamente in profondità. Ma se l’acqua è costretta a scorrere in superficie, invece che infiltrarsi nel sottosuolo, gonfierà solamente i corsi d’acqua e finirà più rapidamente in mare, incrementando semmai il rischio di alluvioni e tracimazioni.

Se arriva meno acqua alle falde il nostro prelievo resta, però, insostenibile: siamo i maggiori consumatori d’acqua d’Europa (terzi nel mondo dopo Stati Uniti e Canada), prelevando ogni anno circa 980 metri cubi a testa, una quantità spaventosa. Ma, mentre i nordamericani prelevano risorse realmente disponibili, noi attingiamo direttamente alle cosiddette acque verdi, cioè quelle la cui ricarica è più lunga e difficile.

Sappiamo che la voragine che spreca acqua in Italia non è né l’industria né l’uso civile nelle case, ma la campagna, con oltre 25 km cubi di acqua dispersa ogni anno. E siamo consapevoli che la rete idrica italiana sarebbe ottima: oltre 230 corsi d’acqua principali, più di 50 laghi, quasi 200 bacini artificiali, più una trentina di paludi costiere di rilievo e un centinaio di foci fluviali con bacini di alcune decine di km quadrati. L’acqua in Italia c’è, ma noi la sprechiamo troppo. Né si possono trascurare le dighe. In Italia si contano circa 8.000 bacini artificiali, che significa altrettante dighe in cemento o in terra, di cui almeno 1.600 più alte di 10 metri. Le dighe rubano acqua ai fiumi costituendo riserve che non sono neppure sufficienti in tempi di siccità e si interrano in 30-40 anni dopo aver sottratto per sempre territori fertili agli usi sostenibili. Anche per questo il problema siccità si aggrava.

Vedi anche

Altri articoli