Il disgustoso tweet di Di Battista contro il presidente dell’Ama Fortini

M5S
Alessandro Di Battista al comitato elettorale della candidata del M5s a sindaco Roma Virginia Raggi, Roma, 20 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il capo-popolo grillino va a caccia di capri espiatori per giustificare le timidezze e le opacità della nuova giunta di Roma in materia di rifiuti

Il caldo, la puzza di monnezza per le strade di Roma, le prime difficoltà della giunta Raggi, la bufera attorno alla figura dell’assessora all’Ambiente Paola Muraro, il timore che la prima vera prova di governo del Movimento 5 Stelle potrebbe rivelarsi più dura del previsto: tutti questi elementi hanno spinto il front-man grillino Alessandro Di Battista a chiedere l’aiuto del proprio popolo e (proprio come farebbe un capo-popolo) ha deciso di andare a caccia di sostegno nella maniera più primordiale, quella che meglio conosce.

C’è l’emergenza rifiuti che sta mettendo in ginocchio Roma e la giunta? Bisogna rinsaldare l’umore dei tifosi (tra le fila dei quali qualcuno comincia a storcere il naso)? Quale modo migliore se non quello di puntare il dito contro i nemici giurati del Pd? Detto, fatto. La macchina del fango è sempre al lavoro e fabbrica un’immagine che ha veramente delle venature inquietanti. La testa da offrire alla pubblica piazza è quella del presidente di Ama Daniele Fortini (che ricopre questo ruolo dal 2014).

A Fortini viene piazzato in mezzo alla fronte un simbolo del Pd, marchiato con quello che per il Movimento 5 Stelle è l’offesa peggiore. “Ora paghi chi ha sbagliato”, lo slogan del qualunquista Di Battista. Parole dietro le quali si cela un concetto di democrazia distorto e pericoloso. L’idea secondo la quale a decidere chi ha sbagliato non è la magistratura o una commissione di garanzia. No, a decidere è Di Battista (anzi, lo staff di Grillo) che mette la sua sentenza a disposizione della rete e, secondo il grande insegnamento di Casaleggio per il quale ciò che è virale è vero, Fortini diventa ufficialmente un ricercato politico. Sotto la sua faccia potrebbe anche esserci scritto un Wanted in stile western, tanto poco ci manca.

Il tutto per coprire le incredibili timidezze e opacità della nuova giunta capitolina in tema di rifiuti, per offuscare l’imbarazzo di dover giustificare il fatto che l’assessora designata ad occuparsi di queste faccende è stata consulente in Ama per 12 anni, portando a casa oltre un milione di euro e, contemporaneamente, ha lavorato per la società friulana che si aggiudicava gli appalti per lo smaltimento dei rifiuti della Capitale.

“Il sistema quando viene colpito reagisce, i romani devono sostenerci”, è il grido d’allarme di Di Battista che già sente la terra tremare sotto i piedi. Il problema è che, alla lunga, anche i capri espiatori finiranno e finalmente la giunta Raggi dovrà rendere conto ai cittadini del proprio operato.

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