Il discorso di Grillo, il film già visto di un comico sempre più solo

M5S
Il fermo immagine mostra Beppe Grillo durante il suo "contro-discorso" di fine anno, 31 dicembre 2015.
ANSA/BLOG BEPPE GRILLO

Il solito crescendo delirante e sgrammaticato, in cui si parla di ologrammi e non di contenuti, racconta il lento e inesorabile declino di uno showman stanco

Il discorso di fine anno di Beppe Grillo è ormai alla stregua di un qualsiasi cine-panettone o, per certi versi, del libro di Vespa, del concorso di Miss Italia. Un film già visto, che si ripete, stancamente, anno dopo anno. Con un seguito sempre minore, sia a livello di pubblico (la Casaleggio Associati non la deve aver presa molto bene) sia a livello politico, con i giovani cavalli rampanti vogliosi ma incapaci di staccare definitivamente il cordone ombelicale che ancora li lega al padre padrone del Movimento 5 Stelle.

E così, mentre il presidente della Repubblica Sergio Mattarella parla di lavoro, di diritti, delle speranze e della paure degli italiani nel suo primo discorso agli italiani, il comico genovese non trova di meglio da fare che mettere in scena la solita stucchevole litania. Questa volta si inventa l’immagine dell’ologramma per parlare di un Paese che non esiste, di un governo che non esiste, di un Parlamento che non esiste (saranno contenti Di Maio e Di Battista), il Capo dello Stato è addirittura l’ologramma di un ologramma.

E poi, ancora, non esistono le leggi popolari, i referendum. E poi gli 80 euro, le banche e ancora i referendum (???) in un crescendo delirante e sgrammaticato in cui l’unico colpo di scena è la comparsa all’improvviso di un secondo Grillo (ebbene sì) che piano piano finge di raggiungere e incorporarsi nel suo ologramma. Una trovata scenica non particolarmente originale che si chiude con un laconico “com’è andato?”, ancor meno efficace.

Insomma, non certo il modo migliore per promuovere il suo imminente tour (elettorale?) a teatro dall’eloquente Grillo vs. Grillo. La sensazione è che sia rimasto talmente solo da arrivare a partorire l’idea di sdoppiarsi pur di trovare qualcuno disposto a fargli compagnia. Le sue sortite in Parlamento sono sempre meno frequenti, preferisce rimanere chiuso nel suo buen retiro di Sant’Ilario o di Bibbona. Casaleggio e soci, intanto, fanno circolare le loro idee di Paese che superano la follia, le epurazioni continuano e i giovani cercano di svincolarsi ma non hanno il coraggio (o la forza) per farlo.

Questo il quadro, desolante, del MoVimento di oggi. Per fortuna, nel frattempo, il Paese va avanti.

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