Il diritto alla sicurezza viene prima del pareggio di bilancio

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Ecco perchè serve allentare i vincoli di bilancio per aumentare spese sulla sicurezza

Il dolore e la rabbia suscitati dalla strage di Parigi, rivendicata dall’Isis, richiedono non solo alla Francia ma anche a tutti gli altri Paesi europei, ma anche alle democrazie di tutto il mondo, un giudizio di fondo: abbiamo subito un atto di terrorismo, sia pure efferato quant’altri mai in Europa, o gli omicidi perpetrati a Parigi nel nome di Allah costituiscono un atto di guerra – l’inizio di una guerra – terribile, sia pure di tipo nuovo.

In entrambi i casi, ma soprattutto nel caso che il nostro giudizio sia il secondo, bisogna senza dubbio intraprendere una battaglia culturale contro le giustificazioni e le acquiescenze di un Occidente stanco, ricco e bolso contro le quali, per farla breve, si scaglia Pierluigi Battista sul Corriere. Ma al tempo stesso vanno prese tre decisioni politiche.

Primo: se l’emergenza è tanto grave come si dice, e certamente lo è, allora l’Italia deve fare quello che può affinché l’Occidente ricomponga un quadro di alleanze contro il nemico comune e principale che comprenda la Russia e la Cina. Nella Seconda Guerra Mondiale, Churchill e Roosevelt sostennero Stalin, che pure era un feroce dittatore, perché anche lui combatteva la Germania. Oggi Mosca e Pechino, che peraltro sono meno pericolose dell’Urss, servono. Non possiamo chiedere il sangue della Russia in Siria, e poi, negando il nostro, fare gli schizzinosi con Putin. E no parliamo della Cina. Di Assad, insomma, parleremo più avanti: se e quando si potrà.

Secondo: se l’emergenza è tanto grave, tutte le forze responsabili si devono stringere attorno al Governo, fargli sentire l’appoggio del Paese sperando che il governo medesimo cerchi di unire, di coinvolgere queste forze nell’impresa comune di difendere il nostro modo di vivere, i nostri valori democratici di fondo. Questo nuovo posizionamento politico offre al governo la possibilità di chiedere al Parlamento, nel quadro della legge di stabilità, più risorse per la sicurezza, ossia per l’intelligence, la protezione del territorio, le missioni all’estero, le dotazioni delle forze dell’ordine e delle forze armate. Sempre che il governo non giudichi sufficienti gli stanziamenti previsti prima di Parigi. Le opposizioni e pure l’ala critica del Pd hanno il dovere morale di approvare eventuali stanziamenti aggiuntivi. Il Giubileo incombe. Questa intesa sarebbe ancora più forte se il governo ritirasse la norma che eleva a 3 mila euro il limite per i pagamenti in contanti che rischia di favorire il finanziamento dei gruppi terroristici. Non è questa una condizione. Approverei comunque più stanziamenti per la sicurezza. E’ però un invito a riflettere sul mondo che può cambiare, com’è cambiato a Parigi, in un notte.

Terzo: se la Francia e l’Europa sono in guerra, i vincoli di finanza pubblica del patto di stabilità perdono il loro già scarso senso. Se ci sentiamo in stato di guerra, sia pure di una guerra asimmetrica, di un conflitto di tipo nuovo, non possiamo sperare di non sopportarne gli oneri. Chi guardasse la curva del debito pubblico del Regno Unito vedrebbe due picchi spaventosi: sono quelli delle due guerre mondiali. L’Unione europea deve allargare le maglie. Già la questione dell’immigrazione l’ha stretta alle corde. Parigi è la prova d’appello. Piangere i morti di Parigi a finanza pubblica invariata equivale a versare lacrime di coccodrillo. Il diritto alla sicurezza viene prima del pareggio di bilancio.

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