Il declino di Roma, dal calcio alla politica

Roma
AS Roma's Alessandro Florenzi reacts during the UEFA Champions League group E soccer match between AS Roma and Bate Borisov at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 09 December 2015.      ANSA/ETTORE FERRARI

La tesi che voglio qui sostenere è che la squadra e la città sono indissolubilmente legati da un unico inesorabile destino: oggi il declino; ieri, l’ascesa

Povera Roma mia, come stai messa male. Roma intesa come squadra, Roma intesa come città. Non c’abbiamo più neppure gli occhi per piangere. La tesi che voglio qui sostenere è che la squadra e la città sono indissolubilmente legati da un unico inesorabile destino: oggi il declino; ieri, l’ascesa. Per trovare un quarto di nobiltà a questa mia tesi, citerò un articolo comparso sulla prima pagina del Manifesto nel 1982, all’indomani del secondo scudetto romanista a firma di Paolo Franchi, uno dei più acuti e brillanti giornalisti politici italiani, e che s’intitolava “Riformismo Romanista”, dove si tessevano le lodi dell’allenatore Nihils Liedholm inserendolo nel Sancta Santorum del pensiero progressista. E comunque, al di là della citazione, basterebbero i fatti: nello stesso giorno in cui la Roma veniva cacciata a pallonate dal La Spezia (sic!) fuori dalla Coppa Italia, il commissario Tronca cancellava il concertone di Capodanno (salvato in extremis da un ritorno di buon senso da parte del governo, delle imprese del mondo della cultura), a sugello di un annus horribilis.

 

Continua a leggere

Vedi anche

Altri articoli