Il contropiede dell’Economist: “Grazie a tutti gli immigrati”

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Altro che Brexit: la bibbia del pensiero liberale si schiera contro la demagogia anti-immigrazione

Oggi me la cavo copiando. Copiando dall’“Economist”, la rivista inglese conosciuta e diffusa in tutto il mondo e considerata la Bibbia del pensiero liberale. Una rivista molto pro-mercato e pro-business. Si tratta di una lettera aperta agli immigrati di tutto il mondo che vivono e lavorano in Gran Bretagna. Scritta da uno degli editorialisti e che rappresenta quindi il punto di vista della rivista. Vale per l’Inghilterra, ma anche per l’Italia. Da leggere.

Si parla di immigrati, di Brexit e forse anche di noi. «Dal tono del dibattito referendario, chi arriva in Gran Bretagna dall’estero potrebbe pensare che gli immigrati siano universalmente considerati come sgraditi nella nazione. Ebbene, non tutti si sentono così e per questo vorrei ringraziarli. Grazie alle ostetriche del Ghana e dell’Australia che hanno aiutato la nostra figlia maggiore a nascere a causa di un parto difficile. Grazie ai medici di base, dalla Siria e Germania, che hanno assistito la nostra famiglia presso l’ospedale locale del Servizio Sanitario Nazionale. Grazie al chirurgo egiziano che mi ha operato 18 mesi fa. Grazie agli infermieri e agli assistenti, provenienti dalle Filippine, dalla Bulgaria o da altre parti, che si sono occupati di mia madre quando, a causa della demenza senile, è stata ricoverata in una casa di cura. Grazie all’i m pre s a edile polacca che ha fatto i lavori a casa nostra al posto di quelle tre aziende britanniche che, quando le abbiamo contattate, non potevano essere disturbate e presentare un preventivo. Grazie al personale italiano del Caffè Nero di Piccadilly che tutti i giorni mi saluta con cortesia; l’efficiente direttore avrebbe fatto il Primo Ministro d’Italia molto meglio di Silvio Berlusconi. Grazie ai colleghi con cui ho lavorato per più di 30 anni – provenienti da paesi tra cui America, Australia, Bosnia, Bulgaria, Canada, Finlandia, Germania, Grecia, India, Irlanda, Olanda, Nuova Zelanda, Polonia, Russia, Sud Africa e Uganda – e le cui competenze/esperienze mi hanno arricchito e illuminato (un compito difficile, devo ammettere). Grazie a tutti gli immigrati che sono arrivati qui, hanno avviato le proprie attività, lavorato duramente e pagato le tasse (il loro contributo netto è positivo) e che presumibilmente pagheranno la mia pensione e quella di altri britannici. Tutte le pensioni sono finanziate dai pagamenti dei lavoratori attuali, che è il motivo per cui la Gran Bretagna non ha lo stesso tipo di problemi demografici affrontati da altri paesi con contrazione della forza lavoro. Quindi se vi siete trasferiti in Gran Bretagna da altri paesi, vi prego di non pensare che siano tutti come Nigel Farage e vi considerino un problema. Speranzosamente, il 23 giugno, giorno del Referendum, scoprirete che la maggioranza dei cittadini britannici avrà un atteggiamento più positivo».

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