Il complottismo del No, il caso scuola di Tomaso Montanari e della J.P. Morgan

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Finita la campagna referendaria qualcuno dovrebbe fare uno studio del complottismo portato avanti da alcuni autorevoli esponenti del comitato del No

Finita la campagna referendaria qualcuno dovrebbe fare uno studio del complottismo portato avanti da alcuni autorevoli esponenti del comitato del No.

Un esempio eccellente della categoria è l’articolo sull’Huffington post in cui Tomaso Montanari rilancia la tesi per la quale dietro la stesura della riforma Boschi ci sarebbe non il lavoro di giuristi, costituzionalisti e parlamentari italiani, quanto piuttosto lo zampino della famigerata banca J.P. Morgan.

Per dimostrare la sua tesi l’autorevole storico dell’arte ricorda come nel 2013 un report della banca d’affari americana avesse sostenuto la necessità di riformare le Costituzioni europee all’insegna della governabilità: evidente analogia con gli intenti della riforma renziana, nota Montanari.

Tuttavia, il collegamento tra le due cose non appare all’autore di per sé abbastanza evidente. Serve una prova solida, inoppugnabile. Quale? E’ presto detto.

Matteo Renzi, dice Montanari, ha come modello politico dichiarato Tony Blair. Blair, ormai uscito dalla politica britannica come protagonista attivo, gira il mondo facendo conferenze. Chi lo paga, tra gli altri? La J.P. Morgan! Non è che quando Renzi avrà finito il suo mandato, si chiede Montanari, sarà pagato anche lui da questa banca d’affari per fare conferenze pubbliche, in cambio della riforma che ci apprestiamo a votare?

Ecco allora il collegamento, la “pistola fumante”, come dicono gli americani: Renzi-Blair-J.P. Morgan.

L’articolo di Montanari era scritto soprattutto per criticare il Presidente emerito Giorgio Napolitano perché questi, sollecitato da Salvatore Settis a rispondere sul ruolo avuto dalla banca famigerata nella scrittura della riforma costituzionale, si era limitato a definire queste come “domande insinuanti e aspre”. Che scandalo, dice Montanari, Napolitano doveva rispondere nel merito!
Sia Settis che Montanari, secondo me, dovrebbe invece apprezzare il bon ton usato in questa circostanza da Napolitano. Al suo posto avrei usato espressioni ben diverse, e avrei regalato ai due intellettuali prestigiosi un libro molto interessante dello psicanalista Luigi Zoja, edito da Bollati Boringhieri nel 2011, dal titolo significativo: “Paranoia”.

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