Il Cda Rai discuta anche di unioni civili e Foibe

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Quarantaquattro tra funzionari e dirigenti di Rai, società del gruppo Mediaset, La7 e Infront sono indagati a Roma nell'ambito di un'inchiesta sull'affidamento di lavori e servizi in cambio di utilità come soldi e assunzioni. La Guardia di Finanza sta eseguendo 60 perquisizioni, Roma, 17 Giugno 2015. ANSA/ FABIO CAMPANA

L’informazione Rai e il pregiudizio politico: il caso delle unioni civili e del “Giorno del Ricordo”

Esiste un pregiudizio culturale nell’informazione Rai? L’interrogativo è emerso proprio nei giorni in cui il nuovo direttore editoriale della Rai, Carlo Verdelli ha presentato per la prima volta il suo ruolo e le sue intenzioni programmatiche in commissione di Vigilanza Rai, lo scorso mercoledì 10 febbraio. Verdelli ha fatto capire, chiaramente, che i vecchi schemi, le vecchie appartenenze lottizzatorie, le vecchie tentazioni di un servizio pubblico che intende l’informazione con una non più sostenibile caratura “politica”, appartengono, appunto, al passato. Vasto programma, verrebbe da dire.

Un servizio pubblico che vuole innanzitutto informare, prima ancora di preoccuparsi di soddisfare questa o quella corrente politica. Vedremo se i fatti, finalmente, seguiranno alle parole. I cittadini, che pagano con il canone la stragrande maggioranza del budget Rai, non meritano un’informazione “di destra” o “di sinistra” a seconda della rete che la propone, ma, appunto, un’informazione puntuale, plurale e completa, soddisfacendo il più possibile le diverse sensibilità del pubblico.

Eppure nei giorni scorsi un intellettuale come Ernesto Galli Della Loggia, dalla prima pagina del “Corriere della Sera”, ha lanciato l’allarme sul pregiudizio che, a suo dire, riguarderebbe gran parte dell’informazione italiana, compresa la Rai. Lo storico ha fatto riferimento alla questione delle unioni civili, trattate con un dibattito ritenuto non equilibrato e non in grado di rappresentare compiutamente le diverse posizioni in campo. Un’opinione, quella di Galli Della Loggia, condivisa anche da Giuliano Ferrara sul “Foglio”, che ha aperto nel weekend un’ampia discussione sul quotidiano dei vescovi “Avvenire”.

Un altro episodio, sempre della scorsa settimana, ha dato ulteriore materiale di riflessione: per la “Giornata del Ricordo”, il giorno istituito nel 2004 per ricordare il feroce eccidio delle Foibe e l’esodo forzato da Istria e Dalmazia, il Tg3 ha ritenuto di non offrire spazi informativi al pubblico né nelle sue edizioni principali, né nell’approfondimento serale “Linea Notte”. Eppure era stato proprio il comunicato Rai del giorno prima a specificare che il telegiornale di Raitre avrebbe garantito “ampio spazio alla commemorazione con servizi nelle varie edizioni del telegiornale e nella rubrica ‘Linea Notte’”. Né l’edizione delle 14.25, né quella serale delle 19 hanno dato spazio alla cerimonia in Senato, alla presenza del presidente Piero Grasso, a differenza di quanto proposto da Tg1 e Tg2, che hanno coperto il ricordo delle foibe con servizi a pranzo e a cena.

Eppure la “Giornata del Ricordo” viene celebrata ormai da più di dieci anni. Appena istituita, fu salutata con commozione dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, anche con il conferimento di speciali medaglie ai familiari delle vittime. Giorgio Napolitano, nel suo primo intervento al Colle nel 2007 in occasione della celebrazione, rivendicò per l’Italia l’aver “posto fine a un non giustificabile silenzio”.

Possibile che al Tg3, alimentando nei telespettatori tendenze di vecchia ideologia ormai non più comprensibili, qualcuno abbia ancora un pregiudizio su questioni di questo tipo? Ad imbarazzare non è soltanto la testata giornalistica che sconfessa quanto deciso (e annunciato) dall’azienda, che sulle Foibe aveva presentato un lungo comunicato stampa di iniziative tv, ma anche l’impressione che il ricordo della tragedia giuliano-dalmata possa ancora, per qualcuno del servizio pubblico, avere una targhetta politica. Sull’esistenza di pregiudizi culturali in Rai, sulle unioni civili come sulle Foibe, sarebbe opportuno che il Cda, al cui interno sono presenti diversi e autorevoli giornalisti, aprisse una discussione, così come dall’azienda è giusto attendersi chiarimenti sul perché gli annunci di copertura della “Giornata del Ricordo” siano stati disattesi dal Tg3

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