Il caso Brunetta

Forza Italia
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Pressato dalla fronda interna, non porta a casa risultati

Renato Brunetta vive un momento non facile. Pressato da dentro, pressato da fuori. Senza ironie, rischia di restare schiacciato e di perdere il suo ruolo. Da fuori, basta che a Renzi salti la mosca al naso per ridurlo in briciole, come è accaduto oggi a Montecitorio. Da dentro, gli fanno la fronda i deputati forzisti sempre più frustrati da una condotta, la sua, che costringe FI ai margini della lotta poltica che conta.

Già, Forza Italia conta sempre meno, alla Camera, proprio a causa dell’estremismo del suo capogruppo (al Senato, dove c’è Romani, si ragiona meglio). Guardate la vicenda della Consulta. Forza Italia è riuscita nella brillante impresa di uscire gradualmente dai giochi pur partendo da una posizione buona: il Pd infatti aveva accettato il nome di Sisto, puntalmente raggiunto dal fuoco amico dei suoi. Ma FI non è stata in grado di avere un briciolo di fantasia politica. E’ stato inevitabile cambiare schema di gioco. A maggior ragione dopo le intemperanze brunettiane di questa mattina in aula.

Una classica vicenda parlamentare che non si è saputa condurre.

Insomma, l’estremismo di Brunetta, che pare nutrirsi anche di una virulenza di origine psicologica nei confronti del premier (e anche della Boschi) – come se vi fosse, alla radice, una specie di “invidia”, forse il termine è improprio, e comunque certamente un complesso di superiorità intellettuale del Nostro verso Renzi -, l’estremismo di Brunetta, dicevamo, è causa della difficoltà politica di Forza Italia, nel senso di che ne limita la capacità di movimento.

Berlusconi non dovrebbe essere contento di questo stato di cose. E’ un uomo pratico: apprezza di Brunetta il naturale estro ma non può certo sopportarne l’inconcludenza. Non è la sua linea. E non è nemmeno quella di un Salvini, che dalla sua ha la capacità di vellicare gli istinti peggiori del popolo, capacità che l’economista veneziano certo non ha.

E quindi quello di Brunetta lo definiremmo un estremismo estetico, a suo modo coerente e talvolta persino simpatico ma infine privo di effetti, animato da un continuo incedere un po’ petulante e arrogantello a beneficio di telecamere che però non sposta assoltamente nulla. Abbaia ma non morde. De Niro-Al Capone direbbe: solo chiacchiere e distintivo.

Il probabile declino di Renato Brunetta sarebbe anch’esso un segno della crisi di Forza Italia, schiacciata da Salvini da un lato e da Grillo dall’altra, crisi strategica che porta dritto all’irrilevanza, se non ci fossero cambiamenti. E chissà se uno di essi non debba proprio riguardare l’estremista capogruppo.

 

 

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