Il caso Bedori, l’ossessione della Casaleggio Associati per la telegenia

Il Fattone
La candidata a sindaco di Milano per il M5S, Patrizia Bedori, fotografata a margine del  flash mob organizzato dal M5S davanti alla sede del consiglio della Regione Lombardia per protestare contro la giunta guidata da Roberto Maroni, Milano, 22 febbraio 2016.
ANSA / MATTEO BAZZI

E la Pravda grillina non intervista lei ma la Appendino

C’è una candidata grillina “casalinga, disoccupata, brutta e grassa”: e la Casaleggio Associati senza batter ciglio, e naturalmente senza dirlo a nessuno, la elimina dalle liste e, soprattutto, dai riflettori. E c’è una candidata grillina “sposata, con una figlia, manager, laureata in economia alla Bocconi, bella”: e la Casaleggio Associati la esibisce come prova che nel Movimento “non esiste discriminazione” perché “a queste comunali il M5s ha tante donne candidate come sindaco”.

Il Fatto immediatamente s’allinea, e per commentare l’eliminazione cruenta di Patrizia Bedori, ormai ex candidata sindaco a Milano, non intervista Patrizia Bedori ma Chiara Appendino, candidata sindaco a Torino scelta direttamente – come la collega Virginia Raggi a Roma – dalla Casaleggio Associati.

“Mi dispiace molto per quanto le è accaduto – commenta Appendino – ma con questo sfogo Patrizia ha dimostrato la sua sincerità, la sua qualità umana”: belle e nobili parole che non significano nulla (se non che una donna per essere sincera deve sfogarsi?), e che non sfiorano neppure la sostanza del problema: come è possibile che nel Movimento 5 stelle, dove in teoria “uno conta uno”, la Casaleggio Associati abbia potere di vita e di morte su ogni candidato, scelga chi può correre e chi deve ritirarsi, infligga multe di 150.000 euro a chi non obbedisce e controlli le email private di tutti i suoi parlamentari?

Nessuna risposta, e naturalmente nessuna domanda: la Pravda grillina sa come comportarsi con i candidati della Casaleggio Associati.

L’ossessione per la telegenia è ormai diventata l’unico criterio di scelta riconosciuto dalla società di marketing e comunicazione che possiede e gestisce il M5s. Fa un certo effetto ricordare che il primo parlamentare espulso, Marino Germano Mastrangeli, fu cacciato nell’aprile del 2013 perché – parole di Beppe Grillo – aveva “violato numerose volte la regola di evitare partecipazioni ai talk show”.

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