Il campione senza età

Calcio
Roma's forward Francesco Totti runs during the UEFA Champions League football match AS Roma vs Real Madrid on Frebruary 17, 2016 at the Olympic stadium in Rome.    AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE

I 40 anni di Totti, forse il giocatore più legato a una città che il calcio abbia mai avuto

Poteva festeggiare con il gol numero 250, segnato domenica a Torino. Invece, i quarant’anni di Francesco Totti, li compie oggi, sono inevitabilmente intrecciati al pessimo momento che vivono la squadra e la città e diventano occasione polemica e rimpianto. Lo dicono le parole durissime che la moglie Ilary Blasy affida alla Gazzetta dello Sport. Ce l’ha con l’allenatore Spalletti, che non ha rispettato Francesco sul piano umano: «È stato cacciato da casa sua», dice, riferendosi a quando Spalletti lo allontanò da Trigoria in seguito a un’intervista del capitano.

L’allenatore, che a parole gli rende omaggio, merita un «voto molto basso» sul piano umano perché non ha capito che Totti chiedeva solo rispetto su quel piano, forse perché ne «subisce» il carisma. Insomma, Spalletti «è un piccolo uomo». Ilary non risparmia neppure il presidente Pallotta: «Forse la mente dovrebbe ragiona’ prima de parl a’». Così la crisi della Roma, che sembra non saper fare a meno di lui ma al tempo stesso ne soffre il carisma, si riversa sui 40 anni di Totti e non poteva che essere così : Francesco è la Roma (e Roma) come nessun altro mai. «Io vivo per la Roma», scrisse sul suo sito, in occasione del sui trentaquattresimo compleanno.

Di questa squadra e di questa città rappresenta l’anima migliore: con la sua eternità atletica, la sua passione civile, la grande bellezza che passa dai suoi piedi disegnando etica ed estetica del gioco del calcio, contraddice gli stereotipi correnti su Roma e i romani, che lo stato della città e della squadra sembrano invece piuttosto confermare. Ecco perché né Roma, né la Roma di oggi si meritano Francesco Totti.

La Roma: squadra invertebrata, senza identità che non sia quella del suo eterno capitano; Roma: allo sbando, tornata preda del suo ventre molle; i romani: indolenti, individualisti, fatalisti. Certo, Totti è prima di tutto un giocatore sublime, perché interpreta il calcio nella sua essenziale semplicità, ciò che ne fa uno dei più grandi di sempre. Ripercorrendo il film della sua straordinaria carriera si vede nitidamente come egli abbia nei piedi la luce divina dei Grandi.

Osservatelo illuminare il gioco con quei tocchi di prima fatti apparentemente senza guardare, esplodere nel tiro al volo implacabile oppure nella punizione che viaggia a mille all’ora, scavare quel cucchiaio che ha umiliato tanti portieri, nascondere la palla agli avversari come un prestigiatore. Guardate la galleria dei suoi goal, che ne fanno il calciatore che ha segnato di più nella storia della Roma, il secondo in Italia, il primo tra quelli ancora in attività, tra i primi 17 più forti di sempre in Europa.

Solitamente a questo punto gli stolti replicano: ma Totti ha vinto poco. È vero che ha vinto poco rispetto a quanto avrebbe meritato ma è comunque tanta roba: uno scudetto, due Coppe Italia, due Supercoppe italiane, un campionato del mondo con la nazionale, un campionato europeo Under 21, un titolo di capocannoniere nel campionato italiano, una scarpa d’oro a livello europeo. Inoltre, nel 2004 Totti fu inserito nella lista dei centoventicinque calciatori più forti della storia del calcio mondiale. A compilarla, per conto della Uefa, fu un signore che sia chiama Pelè.

Tuttavia, solo questo, ed è già tanto, tantissimo, non basterebbe a raccontare Francesco Totti. Per essere lui, Francesco Totti, ci vuol altro. Non è quella cosa che si chiama attaccamento alla maglia, spiegare così il fenomeno Totti sarebbe banale e riduttivo. Lui non è attaccato alla maglia: lui è la maglia e la maglia è la sua pelle. Ma Francesco è più di questo, perché ha spezzato le gabbie che volevano il calcio come qualcosa di separato dal resto del mondo e i calciatori come personaggi un po’ ebeti, interessati solo al pallone e ai soldi. Ha trasmesso a milioni di ragazzi e ragazze, magari con il sorriso e l’ironia istrionesca, la consapevolezza che il mondo non finisce nel calcio e che anche attraverso il calcio si può dare una mano per raddrizzare le ingiustizie del mondo.

Non sarebbe Totti senza il suo impegno, speso spesso silenziosamente, per qualche buona causa, siano i bambini down, Sakineh o le donne arabe sottoposte a mutilazioni sessuali. È l’idea che ciascuno di noi, comunque la pensi e qualsiasi ruolo ricopra, è parte di una comunità e può dare il suo contributo a renderla migliore. L’esatto opposto di quanto accade attualmente a Roma, dove la gara imitativa è al peggio. Nei comportamenti politici, sociali, culturali. La grande bruttezza è entrata nella vita quotidiana di noi cittadini romani, diffondendo degrado, violenza minuta, incuria per il bene comune, zero spirito civico. È questo che rende oggi Totti, romano e romanista, un alieno: il vero marziano, a Roma, oggi è paradossalmente proprio lui.

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