Il boomerang della sindaca

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L’accanimento sulla Raggi è figlio dell’esaltazione che l’ha accompagnata durante la campagna elettorale fino alla sera delle elezioni

Che Virginia Raggi, a meno di tre mesi dalla trionfale elezione a sindaca di Roma, sia in seria difficoltà, è evidente a tutti: certo, con un po’ di trasparenza ne sapremmo senz’altro di più sul violento scontro di potere interno al M5s, ma la sostanza è abbastanza chiara.D a una parte c’è il Partito, che reclama (legittimamente, almeno per noi vecchi arnesi della politica) il proprio diritto a scegliere assessori e programma; dall’altra parte c’è la sindaca eletta, che pretende, altrettanto legittimamente, di decidere da sola i collaboratori e le priorità.

È anche evidente che nei confronti della nuova giunta capitolina l’attenzione dei media è enorme, e ogni minuzia è scrutata con l’attenzione che si riserva ad un G7. Però dobbiamo essere onesti fino in fondo: l’accanimento sulla Raggi è figlio dell’esaltazione che l’ha accompagnata durante la campagna elettorale fino alla sera delle elezioni. Dal New York Times alla Cnn, il mondo intero ha dedicato al Campidoglio l’attenzione che riserva di solito ad un G7. È dunque normale che la sovraesposizione mediatica –frutto in parte della novità politica rappresentata dal M5s, e in parte dalla centralità oggettiva di Roma caput mundi –produca, nel bene e nel male, effetti anomali e qualche volta fastidio si. Anziché prenderne serenamente atto, far buon viso a cattivo gioco e dedicarsi a tempo pieno alla soluzione dei problemi – che, non va dimenticato, non nascono da un’emergenza esterna o da una violenta campagna delle opposizioni, ma esclusivamente dalle beghe interne al partito di Grillo –la sindaca sembra invece scegliere la strada del vittimismo.

«Virginia pedinata e linciata», titolava ieri il Fatto in prima pagina, scagliandosi contro i “giornaloni” colpevoli di aver ingigantito la spesa con la scorta e le critiche mosse dall’Osservatore romano. Letto il Fatto, la Raggi è scesa in strada, ha filmato i cronisti che cercavano incolpevoli di fare il loro lavoro e poi si è sfogata su Facebook: «Buongiorno a quei poveri giornalisti che aspettano ore e ore sotto casa mia… Cosa vi hanno ordinato di ‘catturare’ oggi? Un dito nel naso, i capelli fuori posto, mio figlio che magari fa i capricci per dire che sono una madre snaturata? Mi fate un po’pena a dir la verità: tutta la vostra vita passata ad aspettare che qualcuno inciampi».

Più sobria la dichiarazione dei vicesindaco Daniele Frongia: «Ho cani weimaraner che sanno saltare fino a 3 metri e ho difficoltà a tenerli». Prendersela con i media è una costante del potere politico a qualsiasi latitudine; nel caso dei grillini, poi, il Sacro Blog trabocca da sempre di insulti, liste di proscrizione, minacce di vendetta. In questi casi si risponde sempre che la libertà di stampa è sacra, che i cronisti che bivaccano sotto casa Raggi stanno semplicemente facendo il loro lavoro, che se scrivono articoli sui pasticci della giunta è perché non hanno altro da raccontare poiché finora la giunta non ha fatto nulla. Tutto giusto, e tutto inutile.

Però almeno un consiglio agli amici del Movimento 5 stelle ci sentiamo di darlo. Diano ascolto alle parole di Massimo Bugani, capogruppo grillino a Bologna e fedelissimo di Casaleggio, che di “complotti” e di “accanimento mediatico” non vuole sentir parlare: «A Roma qualcosa non va, bisogna prenderne coscienza –ha dichiarato domenica a Repubblica –. Se avessi visto a Bologna quel che ho visto a Roma sarei preoccupato per la mia città. Bisogna essere sinceri e provare a ripartire».

Perché, aggiungiamo, fare la vittima e incolpare i giornali può servire a mettere una pezza, ad elettrizzare qualche militante, a sviare l’attenzione per qualche ora: ma la sostanza non cambierà. Chi vuole davvero aiutare la Raggi non dovrebbe né consolarla né giustificarla: l’opinione pubblica è anche più spietata dei grillini. E nessuno è più feroce di un innamorato deluso.

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