Il vizio italico del benaltrismo: il problema è sempre un altro

Il Noista
corte-costituzionale

L’esempio del prof. Azzariti, per il quale il punto vero è che le leggi sono fatte male. E dunque?

Il benaltrismo è un tipico vizio italiano, particolarmente diffuso a sinistra: qualsiasi cosa venga proposta, c’è sempre qualcuno che s’alza a spiegare che il problema è un altro. Se poi questa qualunque cosa non viene soltanto proposta, ma anche realizzata, si scatena il diluvio e tutti si sentono in dovere di indicare minuziosamente tutte le altre cose che andrebbero fatte e che invece non si fanno.

Dal punto di vista logico, il benaltrismo è contemporaneamente una verità indiscutibile, perché c’è sempre un’altra cosa da fare, e un’emerita sciocchezza, perché fare una qualsiasi cosa non impedisce di farne anche altre.

Politicamente, il benaltrismo è lo strumento di sopravvivenza preferito dal ceto politico parassitario: garantisce al contempo una certa visibilità, simula un interesse reale per le cose concrete, alimenta il circuito infinito di parole che alimentano altre parole, non cambia di una virgola lo status quo e dunque consente dicontinuare a criticarlo, e in definitiva assolve chiunque da ogni responsabilità.

Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto costituzionale e noista militante, propone oggi in un’intervista a Repubblica una versione rafforzata del benaltrismo, buttando letteralmente la palla in tribuna: “La riforma – spiega – non si preoccupa minimamente del reale problema che investe la legislazione italiana, che non è dato tanto dal bicameralismo paritario, quanto dalla cattiva fattura delle leggi e dalla difficile attuazione delle stesse”.

Ammettiamo tranquillamente che il professor Azzariti abbia ragione: in Italia molte leggi si fanno male (potremmo anche aggiungere che se ne fanno troppe), e spesso non si riescono ad applicare.

Bene, d’accordo. E allora? Esiste forse una riforma – lo chiediamo all’illustre costituzionalista – capace di far fare al Parlamento buone leggi che si applicano facilmente e con ottimi risultati? Il famigerato art. 70 dovrebbe forse includere un ulteriore comma che vieta alla Camera la “cattiva fattura delle leggi”, magari assegnando al nuovo Senato il compito di vigilare?

E chi stabilisce se una legge è fatta male, visto che il Parlamento è sovrano? Alla Consulta, che giudica l’eventuale incostituzionalità di una norma, affianchiamo un comitato di giuristi e critici letterari incaricato di valutarne le “buona fattura”?

Pensate un po’ che succederebbe se, di fronte ad una riforma che rende più efficiente e meno costoso il sistema sanitario, qualcuno si alzasse per dire che il problema è un altro, e cioè che non tutte le cure hanno successo e qualche volta il paziente muore.

Al benaltrista non interessa la salute dei malati né la “cattiva fattura” delle leggi: l’unica cosa che conta è che nulla cambi mai, così da poter continuare a parlare d’altro.

Vedi anche

Altri articoli