Il 4 si vota fra un’accozzaglia che non sarà mai governo e il governo

Il Noista
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini (D) con Stefano Fassina di Sinistra e Libertà (S) e Anna Maria Bernini di Forza Italia (C), durante la trasmissione Rai "Porta a Porta" condotta da Bruno Vespa, Roma, 16 novembre 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

La cosa che tiene insieme il No non è il merito ma l’odio per Renzi

Nel doppio standard che regola la comunicazione politica in Italia, a Beppe Grillo e ai suoi assistenti è consentito di dire qualsiasi cosa, soprattutto se volgare – nell’arco di due giorni il comico, già condannato in via definitiva per omicidio colposo plurimo, ha definito “assassini seriali” i cittadini che voteranno Sì al referendum e “scrofa ferita” il premier –, mentre il cielo si apre e i commentatori più alla moda s’indignano se Matteo Renzi chiama “accozzaglia” il fronte che sostiene il No.

Da tre giorni non si parla d’altro (e oggi giustamente l’Unità torna ad usare la parola incriminata nella sua apertura di prima pagina): forse perché “accozzaglia” definisce alla perfezione la situazione, e agli opinionisti benpensanti che surfano sull’onda della rabbia e del rancore nella convinzione di farla franca anche questa volta la verità dà fastidio e fa male.

Spiega il Sabatini-Coletti che accozzaglia significa “insieme disordinato o disparato di persone o di cose”, con una sfumatura evidentemente negativa. Non è forse vero?

Fra Brunetta e Grillo, fra Landini e Salvini, fra l’Anpi e Casa Pound, fra Bersani e la Meloni che cosa c’è in comune se non, appunto, l’avversione per Renzi? Qualcuno pensa davvero che costoro potrebbero formare una coalizione, scrivere un programma comune, dar vita ad un governo?

Ma quale governo, obietta l’accozzaglia, noi qui discutiamo di Costituzione e la Costituzione trascende e attraversa gli schieramenti politici. Vero, se davvero si votasse sulla Costituzione: ma sappiamo benissimo che non è così.

La prova? Gran parte di coloro che fanno campagna per il No – da Grillo a Bersani, da Berlusconi alla Cgil – si sono più volte detti favorevoli ai punti fondamentali della riforma Boschi, a cominciare dal superamento del bicameralismo paritario, e se oggi hanno cambiato idea è soltanto perché vogliono mandare a casa Renzi.

Il che è perfettamente legittimo, ma impone anche, per avere un senso politico, la proposta di un’alternativa. E questa alternativa non c’è, perché l’accozzaglia che vuol mandare Renzi a casa è, per l’appunto, un “insieme disordinato o disparato di persone”.

Il Fatto ieri ha risposto proponendo ai suoi lettori l’“accozzaglia del Sì”: che però, caro Travaglio, non è affatto un’accozzaglia. Ne fanno parte donne e uomini di governo, il gruppo dirigente del Pd, il presidente emerito Giorgio Napolitano, industriali e manager di successo, campioni del made in Italy e sindacalisti, capi di stato e di governo occidentali: cioè, in buona sostanza, quelli che da tre anni governano o sostengono il governo dell’Italia.

Hanno un programma, un’agenda, un’ispirazione ideale, un orizzonte europeo e occidentale, e hanno un leader riconosciuto.

Il punto fondamentale del voto del 4 dicembre sta tutto qui: da una parte l’accozzaglia che mai e poi mai sarà capace di offrire un governo al Paese, dall’altra il governo del Paese.

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