I trucchetti di Travaglio, parlare di Salvini fingendo di non parlarne

Il Fattone
Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini  incontra la stampa a margine del congresso del partito a Milano, 20 giugno 2015.
ANSA / MATTEO BAZZI

La sua linea è alimentare la rabbia pur di sostenere vendite traballanti

“Salvini paragona la Boldrini a una bambola gonfiabile per avere ancora più spazio su giornali e tv. Il castigo migliore è dedicargli una breve in cronaca”. Giusto, giustissimo: come non dar ragione al Fatto? Certo, se la regola dovesse essere applicata a tutti – se cioè si decidesse di ignorare tutti i politici che oltrepassano la soglia della buona educazione, della dignità personale e della civiltà umana – le pagine dei nostri giornali sarebbero molto più scarne, e del Movimento 5 stelle (giusto per fare un esempio a caso) si parlerebbe assai meno diffusamente, e con molta meno indulgenza.

Ma tant’è: limitiamoci per ora a Salvini, seguendo l’invito del Fatto, perché è pur vero che da qualche parte bisogna cominciare. Il problema, però, è che l’invito a “dedicargli una breve in cronaca” per “castigarlo” non compare in una pagina interna, nelle pieghe di un articolo o magari a caratteri minuscoli, ma è un vistoso titolo di prima pagina.

Per la precisione, la frase che abbiamo riportato all’inizio compare, scritta con inchiostro nero e rosso per essere ancora più visibile, proprio sopra la testata del giornale di Travaglio: in pratica, è la prima cosa che capita sotto gli occhi a chi prende in mano il Fatto di oggi.

L’episodio, in sé minore, è però utile a comprendere il funzionamento della macchinetta del fango che il Fatto ogni giorno allestisce contro chiunque non si allinei alla sua cupa ideologia.

Giocando sui sentimenti peggiori di una parte fortunatamente minoritaria dell’opinione pubblica, Travaglio ogni giorno squaderna le malefatte vere o presunte degli avversari non per controbattere né tantomeno educare i lettori, ma per alimentare rabbia e rancore e, in questo modo, sostenere le vendite sempre più traballanti del giornale che sta portando al naufragio.

Torniamo a Salvini: lo si poteva ignorare, e cioè non riportare affatto la notizia o relegarla per davvero ad una “breve in cronaca”; oppure si poteva replicare alle sue volgarità con un editoriale giustamente indignato; o magari – se il Fatto si occupasse anche di politica e non soltanto di spazzatura – si poteva riflettere sull’inconciliabilità fra il leader leghista e la nuova strada imboccata da Forza Italia con la discesa in campo di Stefano Parisi.

Invece Travaglio, ricorrendo al più facile dei trucchi, esibisce il trofeo in prima pagina fingendo di volerlo ignorare: così vincono tutti – tranne la dignità dell’informazione, ma questo è un dettaglio trascurabile.

Vedi anche

Altri articoli