I talk show e l’antipolitica

Televisione
Il conduttore Massimo Giannini, in posa nel nuovo studio di ''Ballaro''', Roma, 15 settembre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Non c’è giorno della settimana in cui non ci sia un confronto a più voci

Per mestiere e, un tempo, per passione, divoravo tutti i talk show televisivi che trattavano di politica. Soprattutto quelli serali. Anni fa Ballarò o anche una puntata politica di Porta a Porta costituiva, per chi fa il mio lavoro, un appuntamento, non dico imperdibile (a tutto c’è un limite…), ma certamente importante. Da diverso tempo non è più così. E gli ascolti dei talk sono lì a dirci che come me si comportano decine di migliaia di spettatori.

Ballarò e Di Martedì (chi fa i palinsesti mi spiegherà qualche volta perché due trasmissioni gemelle alla stessa ora dello stesso giorno), insieme, oggi, spesso faticano a raggiungere gli ascolti che Ballarò faceva, da solo, qualche anno fa. Le ragioni di quanto avvenuto sono molteplici. La più banale è la vera e propria invasione di talk show sulle reti televisive. Dal lunedì mattina alla domenica, non c’è giorno della settimana in cui non ci sia un confronto a più voci (troppe, solo da Vespa e dalla Gruber il numero di partecipanti è civile) sull’attualità politica.

In questo, reti come La7 o Sky (con vere e proprie non stop) primeggiano ma anche la Rai si è tranquillamente adeguata. Qualcuno osserverà che i talk costano poco, riempiono il palinsesto e, motivo non secondario, spesso ‘rimbalzano’ su altrui media, magari grazie alla polemica/battuta/frase sguaiata/siparietto in una puntata. Tutto vero. Ma la resa in termini di efficacia e di ascolti non c’è. Ma non si tratta solo di un problema di quantità. C’entra la qualità dell’offerta. Che interroga sia chi i talk li fa, autori e conduttori, sia chi vi partecipa.

Cioè interroga i media ma anche la politica. Faccio un pò di domande a caso: perchè chi guarda i talk in questi mesi in nove occasioni su dieci si trova davanti sempre Salvini o Di Maio o Di Battista (spesso intervistati da soli e a volte insieme nella stessa puntata) tra i protagonisti? Non credo che tutti i giorni questi esponenti politici abbiano qualcosa di nuovo da dire. Certo, è vero, sono esponenti politici che rappresentano l’opposizione e da che mondo è mondo sulla graticola ci va il governo e la maggioranza che lo sostiene.

E’ successo con Prodi, con Berlusconi, succede ora con Renzi. Ma certamente questi personaggi (come avviene, per altri versi con alcuni commentatori, editorialisti o direttori di testate giornalistiche)garantiscono frasi o battute ad effetto che poi appunto rimbalzano in agenzia o sui siti, con tanto di clip di accompagnamento. Ma non penso che nessuno possa affermare che queste trasmissioni aiutano la comprensione e la partecipazione. E il moltiplicarsi degli ospiti (in alcuni talk si è arrivati a 15, li ho contati) non contribuisce di certo ad avvicinare alla politica, ma casomai a ridicolizzarla. È netta l’impressione che ormai sia più importante lo spettacolo (e la banalizzazione) che l’approfondimento (che invece i servizi filmati a supporto dovrebbero sollecitare). Approfondimento che era la originaria mission del talk show che hanno sostituito le vecchie tribune politiche.

Per non parlare di alcune comparse (scusate, ospiti pressoché fissi ) di alcune trasmissioni che, senza alcun dato in mano, senza un numero, riescono a pontificare sulla necessità della pensione per i precari e sul bisogno di un lavoro per tutti (chiedo se c’è qualcuno che sia contrario, il tema casomai è capire come reperire le risorse, ma arrivati a questo punto siamo già alla rissa…). Con un complessivo svilimento della politica. Che, pure, ha le sue responsabilità. Molto spesso gli ospiti politici, anche quelli all’apparenza più preparati, finiscono per assomigliare a quei pugili che, in difficoltà, si chiudono alle corde e non trovano di meglio da fare che accusare l’avversario politico di fare disinformazione o di essere colpevole di qualche altro guaio del Paese: si comincia parlando di carote ma poi si finisce, spesso, a litigare sulle patate.

E questo vale per tutte le forze politiche e per molti dei protagonisti. Che, in questa lunga e continua fiction politica in tv (ci sono talk che iniziano alle 21.15 e finiscono dopo la mezzanotte, così si ammazzano anche i cavalli…) danno, per forza di cose, una pessima immagine di loro. Cui prodest tutto ciò? Non alla tv e ai talk: crisi di ascolti e stanchezza del format sono evidenti a tutti e non capisco sinceramente perchè continui questa sorta di accanimento terapeutico. Ma soprattutto non fa bene alla politica che in questi rodei ( di questo si tratta, salvo qualche rara eccezione) da il peggio di sè , chiacchiera e troppo spesso urla ma non spiega, e alimenta quel sentimento di antipolitica, caro ad alcune forze politiche, che sicuramente non aiuta la democrazia italiana. La comunicazione non è un pezzo importante della attività politica, ma è la politica. E in televisione non è un gran bel vedere.

Vedi anche

Altri articoli