I simboli jiadisti e quelli nazi-fascisti

Terrorismo
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Oggi il culto della morte è il tratto che rende lo stragismo jihadista tanto simile al fascismo che i popoli europei hanno conosciuto sulla propria pelle

Se i franchisti spagnoli gridavano “Viva la muerte!”, i repubblichini di Salò cantavano “A noi la morte non ci fa paura, ci si fidanza e ci si fa l’amor” e ogni diverso fascismo ha declinato a suo modo l’adorazione della morte: soprattutto la morte degli altri, naturalmente violenta e preferibilmente ottenuta in grandi masse di innocenti. Oggi il culto della morte è il tratto che rende lo stragismo jihadista tanto simile al fascismo che i popoli europei hanno conosciuto sulla propria pelle, ben al di là delle molte differenze storiche che separano i due fenomeni. E se non ha tutti i torti Paolo Mieli quando scrive, sul Corriere della Sera, che nella nostra riflessione sul terrore jihadista “l’evocazione del fascismo e del nazismo rischia di indurci a qualche eccesso di semplificazione”, è proprio la semplificazione quella che cerchiamo quando ci interroghiamo sul senso del farsi esplodere in un aeroporto o in una stazione della metropolitana portando con sé il sangue di centinaia di civili impegnati solo a condurre normalmente le proprie vite.

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