I rischi del nuovo bipolarismo

Politica
montecitorio

Schiacciare i Cinque stelle in una definizione che li assimili al movimento di destra antipolitica sarebbe un errore di analisi. Il riformismo maggioritario deve continuare a guardare all’elettorato grillino

Si va configurando un nuovo bipolarismo italiano. Bisogna prenderne atto, con lucidità. Le recenti vicende parlamentari hanno messo in luce l’obiettivo sbriciolamento dell’opposizione di centro destra incapace di definire una linea tra una scelta di partnership nelle riforme costituzionali e l’altra, opposta, di ostruzionismo e guerra a testa bassa ai cambiamenti delle regole del gioco. Peraltro da essi stessi votate in altro momento. Un elettore di centro destra non credo sappia più che pesci prendere. Non solo quel mondo è attraversato da scissioni di vario tipo, Alfano prima e poi Fitto e poi Verdini e i loro seguaci, ma quello che resta si dibatte nel dedalo dell’incertezza politica, con una leadership , quella di Berlusconi, che annuncia ogni settimana un ritorno del quale egli stesso non sembra avere alcuna voglia.

Nei sondaggi Forza Italia è data sotto il dieci per cento ed è abbondantemente scavalcata dalla Lega che , giocando su sentimenti di paura e di protesta, ha accresciuto il suo consenso fino quasi a doppiare quello del partito storicamente leader del centro destra. Ma la somma non fa il totale , direbbe il mai troppo citato Totò, e dunque il centro destra, tradizionale protagonista maggioritario dei confronti elettorali dal 1994 a oggi, deve cimentarsi con un soggetto nuovo, in crescita costante, il movimento cinque stelle. Non è da escludere affatto, che , se si andasse a elezioni con la nuova legge elettorale, al ballottaggio previsto dalle nuove regole si troverebbe il partito democratico e il soggetto politico nato per iniziativa di Grillo. Questo potrebbe essere il nuovo bipolarismo italiano. È già è così in molte città, nelle quali il prossimo voto amministrativo si configura come una sfida, lo vedremo dai ballottaggi, tra queste due realtà della politica italiana. Forse ci sono sentimenti e malesseri comuni che corrono dentro questi elettorati ma la risposta che i Cinque stelle danno si mostra capace di coinvolgere anche fasce di cittadini che inizialmente si erano rivolte al Pd.

Ricordo che le prime grandi iniziative di massa di Grillo furono proprio nel 2007, ma poi la nascita del Partito democratico e la novità che esso, obiettivamente, rappresentò nel panorama politico, rispose a quel bisogno di nuovo che era ed è diffuso nella società italiana. Il Movimento Cinque stelle, al di là di quello che immagino si dirà nel fuoco delle campagne elettorali, è un soggetto capace di pescare in diverse aree e umori. Bisogna partire da un dato: l’autocollocazione politica dei cittadini, intesa come l’adesione strutturale e quasi definitiva a uno schieramento, tende a decrescere. E si fa strada una grande mobilità dell’elettorato che sceglie, anche in base a componenti emotive insite nel sistema dei nuovi media, sulla base dell’offerta di posizioni, emozioni, persone credibili.

Schiacciare i Cinque stelle e il loro elettorato in una definizione che li assimili, che so, al movimento di destra antipolitica che raccoglie, nell’indifferenza generale, il 30% alle elezioni per il Comune di Vienna, sarebbe un errore di analisi. Nel consenso al movimento di Grillo si raccoglie anche un elettorato che ha sentimenti di sinistra. Lo dimostrano le scelte che i militanti di quel movimento fecero nelle cosiddette primarie per il Quirinale sia nel 2013 che nel 2015: Prodi, Bonino,Rodotà, Zagrebelsky…

È un elettorato al quale il riformismo deve continuare a guardare e al quale si deve rivolgere, senza darlo per perduto per sempre nel gorgo dell’antipolitica. Come si capisce non sto valutando la politica dei pentastellati, che – penso alle posizioni sui migranti o altro -, non sono certo espressione di una sensibilità tradizionalmente di sinistra. Sto parlando del loro elettorato che sarebbe sbagliato demonizzare. Tenendo anche conto, dati assoluti alla mano, della grande riserva di stanchezza e rifiuto racchiusa nel non voto, ormai quasi il 50% dell’elettorato. Risvegliare anche una parte di quel rifiuto e portarlo alle urne può mutare profondamente il panorama politico .

Ma questo nuovo bipolarismo interpella anche il campo del centro-sinistra. La cui crescita è, in questo momento, la garanzia che l’Italia non interrompa il suo rapporto con l’Europa e la sua prospettiva di uscita dalla crisi con un riformismo ispirato dalla volontà di armonizzare la crescita economica con la qualità sociale e ambientale dello sviluppo. Il tutto in un contesto che rifiuta l’antipolitica, veleno storicamente pericolosissimo per la democrazia, in nome non di un conservatorismo che appare suicida ma di un riformismo istituzionale che, rendendo più veloce, trasparente e lieve il meccanismo della decisione e più cogente quello del controllo, rafforzi il sistema democratico e lo sottragga al più pericoloso dei rischi, il degrado per consunzione.

Il modo migliore per reggere la sfida con l’avversario, nel nuovo bipolarismo che tende ad affacciarsi, è per me esaltare la natura innovativa e riformista del Pd. Il rischio maggiore è che, al di là delle intenzioni, si faccia la strada l’idea che, oltre il Movimento Cinque stelle, c’è un indistinto, uno schieramento di forze e culture che rischierebbero di apparire portatrici di un disegno di pura resistenza al nuovo e non di cambiamento. E questo rischio è determinato in primo luogo dalla diaspora del ceto politico di centro-destra che rischia, nella sua disperazione, di cercare vie di camuffamento. Si vince la sfida, nelle nuove condizioni politiche, con un di più di innovazione, di cambiamento, di radicalità.

Non risponde a questo, per esempio, la fretta eccessiva con la quale si è approvata la legge sui rimborsi ai partiti. Risponde invece la norma sullo ius soli. E risponderebbe a questo una sollecita approvazione delle nuove norme sulle unioni civili che metta l’Italia in linea con i paesi più avanzati. Non il partito della nazione, non l’alleanza di tutti quelli che non sono con Grillo. Sarebbe il miglior regalo a Grillo. Con il paradosso che si precipiterebbe di nuovo in una stagione di confronto pro e anti. Per superare il quale , in fondo, il Pd era nato. Vocazione maggioritaria di un riformismo capace di parlare alla maggioranza sociale del paese. Come mi pare il governo si sforzi di fare con le sue politiche e anche con la legge di stabilità. Ma a fianco dell’azione dell’esecutivo è necessario un profilo forte del soggetto politico. Che si deve proporre certo di sottrarre consenso al centro-destra ma, forse ancor di più, di recuperare tra gli elettori delusi che si sono rivolti alla protesta pentastellata o che sono rifluiti nell’astensionismo.

Il riformismo maggioritario. Che per diventarlo non scolorisce o camuffa se stesso. Ma che è maggioritario proprio perché riformismo, unica soluzione razionale e ambiziosa, unica risposta sicura al bisogno di innovazione e di giustizia che la società esprime. Che si rivolge ai cittadini in quanto tali, per rispondere ai loro bisogni sociali ed è portatore di un disegno generale, anche di valori, che profila una società moderna e giusta. È possibile? Io credo di sì. E per questo il Pd esiste.

Vedi anche

Altri articoli